Politica

Riforma costituzionale, Si o No?

In vista del 4 dicembre prossimo, vediamo quelle che potrebbero essere le novità introdotte dalla Riforma, nel caso in cui dovesse prevalere il ‘Si’ al prossimo Referendum. Di seguito, trovate le tesi più importanti a sostegno del ‘Si’ e del ‘No’.

 

Cosa cambierebbe con la Riforma?

 

Camera: I deputati resterebbero 630 e continuerebbero ad essere eletti a suffragio universale. Ma la Camera sarebbe l’unica a votare la fiducia.

Senato: Si comporrebbe di 95 membri eletti nei Consigli Regionali con metodo proporzionale (21 sindaci e 74 consiglieri-senatori). Sarebbero i cittadini ad indicare, al momento di eleggere i Consigli Regionali, quali consiglieri saranno anche senatori. I Consigli, dunque, sarebbero tenuti a ratificare tale scelta. I membri del Senato così composto, rimarrebbero in carica per la stessa durata del loro mandato territoriale.

Altri 5 senatori verrebbero nominati dal Capo dello Stato che rimarrebbero in carica per 7 anni. Questi andrebbero a sostituire gli attuali Senatori a vita che, ad oggi, comprendono i presidenti della Repubblica che hanno cessato il mandato e le personalità che hanno “illustrato la Patria per altissimi meriti in campo sociale, scientifico, artistico e letterario”.

Il nuovo Senato avrebbe competenza legislativa piena solo su riforme e leggi costituzionali. Per quanto riguarda le leggi ordinarie, potrà chiedere alla Camera di modificarle. Ma la Camera non sarà tenuta a dare seguito alla richiesta.

Se il Senato chiedesse alla Camera di modificare una legge che riguarda il rapporto Stato-Regioni, l’assemblea di Montecitorio potrebbe respingere tale richiesta soltanto a maggioranza assoluta.

Immunità: I nuovi senatori godrebbero delle stesse tutele dei deputati: non potranno essere arrestati o sottoposti ad intercettazione senza l’autorizzazione del Senato.

Il Presidente supplente: La seconda carica dello Stato passerebbe dal Presidente del Senato al Presidente della Camera. Spetterebbe però al Presidente del Senato il compito di convocare il Parlamento in seduta comune (entro 15 giorni, salvo il maggior termine in caso di prossimità dello scioglimento della sola Camera), nella circostanza in cui il Presidente della Camera eserciti le funzioni del Presidente della Repubblica perché quest’ultimo non può adempierle per impedimento permanente, morte o dimissioni.

Limiti su decreti legge: I Regolamenti parlamentari dovranno indicare un tempo certo per il voto dei ddl del governo. Verrebbero introdotti limiti al governo sui contenuti dei decreti legge.

Corte Costituzionale: Dei 15 giudici Costituzionali, 3 verrebbero eletti dalla Camera e 2 dal Senato.

Ricorso preventivo su leggi elettorali: Verrebbe introdotto il ricorso preventivo sulle leggi elettorali alla Corte Costituzionale su richiesta di un quarto dei componenti della Camera. La possibilità di ricorso preventivo è già presente in questa legislatura tra le norme transitorie. Quindi anche l’Italicum potrebbe finire all’esame della Corte.

Elezione Presidente della Repubblica: Con il ‘Senato delle autonomie’, sparirebbero i “grandi elettori”. Nei primi quattro scrutini, sarebbero sufficienti i due terzi dei componenti di Camera e Senato (730 persone); dal quinto scrutinio, i tre quinti; dal nono, sarebbe sufficiente la maggioranza assoluta.

Titolo V, Competenze Stato-Regioni: Verrebbero riportate in capo allo Stato alcune competenze in materia di energia, infrastrutture strategiche e sistema nazionale di protezione civile. Su proposta del Governo, inoltre, la Camera potrebbe approvare leggi anche nei campi di competenza delle Regioni “quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale”.

Abolizione Province: Già trasformate in via transitoria in Enti di secondo livello, le Province sono in Costituzione. La loro cancellazione diverrebbe definitiva con l’approvazione della Riforma Costituzionale.

Abolizione Cnel: Con la Riforma verrebbe abrogato il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, organismo – composto da 64 Consiglieri più il presidente – pensato nel 1948 come raccordo tra società civile e Palazzi della politica.

Cambiano i Referendum: Rimarrebbe la soglia di 500mila firme per presentare un quesito referendario. Raccogliendo più di 800mila firme, si abbasserebbe il quorum: non più calcolato sugli aventi diritto, ma sul numero dei votanti all’ultima tornata elettorale. Basterebbe la metà di questi ultimi per renderlo quindi valido.

Introduzione referendum propositivi: Già in uso in molti Paesi europei, l’istituto costituirebbe una grande novità per il nostro ordinamento: una forma di partecipazione diretta del popolo al processo legislativo. Avrebbe il vantaggio di interrogare direttamente la popolazione su temi di grande attualità.

Leggi di iniziativa popolare: Salirebbero da 50mila a 150mila le firme necessarie per presentare un ddl di iniziativa popolare. I regolamenti della Camera dovrebbero però indicare tempi precisi di esame, clausola ad oggi inesistente.

 

Tesi del ‘SI’ e tesi del ‘NO’

 

Costi della politica

SI: Riduzione senatori che da 315 diventerebbero 95. Cancellazione Cnel e Province. Risparmio stimato di 500 milioni di euro all’anno.

NO: Una stima della Ragioneria di Stato attesta il presunto risparmio intorno ai 57 milioni di euro all’anno. Stima ritoccata al ribasso – rispetto a quella sostenuta dai promotori del si – dal momento che costi delle commissioni e rimborsi dei senatori non potranno essere aboliti.

 

Iter delle leggi

SI: Ponendo fine al bicameralismo perfetto, molte leggi verrebbero approvate più velocemente.

NO: La limitata competenza del Senato rischierebbe di creare confusione: rischio contenziosi alla Consulta e paralisi.

 

Stato e Regioni

SI: Eliminando le competenze concorrenti, lo Stato diventerebbe più forte: meno confusione e meno conflitti con le Regioni.

NO: Si ritornerebbe ad un centralismo costoso ed inefficiente che cancellerebbe principio di sussidiarietà. La “clausola di supremazia” degraderebbe poi le Regioni ad un livello “amministrativo”.

 

Equilibrio di poteri

SI: Non ci sarebbe alcun rischio di eccessiva concentrazione di poteri nel Governo. Si ridurrebbe invece il ricorso a decreti e voti di fiducia.

NO: Il Premier diventerebbe troppo forte senza i necessari contrappesi. Con il premio di maggioranza previsto dall’Italicum, tutto il potere andrebbe ad un unico partito.

 

Elezione Capo dello Stato

SI: I nuovi quorum favorirebbero una maggioranza più ampia.

NO: I nuovi quorum non basterebbero. Con l’Italicum l’elezione del Capo dello Stato finirebbe, di fatto, nelle mani del partito che vince alla Camera.

 

Iniziative popolari

SI: I cittadini parteciperebbero più attivamente alla vita politica con: 1) l’obbligo delle Camere di discutere le proposte di legge di iniziativa popolare; 2) introduzione dei referendum propositivi; 3) riduzione quorum per referendum abrogativi.

NO: Il potere dei cittadini diminuirebbe. Sarebbero troppe 150 mila firme per una legge di iniziativa popolare e troppe anche le 800 mila per la diminuzione del quorum del referendum.

 

Immunità

SI: I nuovi senatori godrebbero delle stesse garanzie dei deputati: l’autorizzazione a procedere è una giusta tutela.

NO: I sindaci e gli amministratori locali che farebbero parte del nuovo Senato avrebbero uno “scudo” esteso anche alle loro attività come amministratori locali.

 

Il percorso della Riforma

SI: Corte Costituzionale ha confermato legittimità Parlamenti eletti con Porcellum. L’attuale legislatura, che ha avuto inizio nel 2013, ha dunque diritto di portare avanti la Riforma.

NO: Il Porcellum è una legge anticostituzionale. Il Parlamento non aveva legittimità di mettere mano ad una riforma così ampia della Costituzione.

 

(Fonti: La Repubblica; Panorama)

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