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La rana ha trovato la soluzione

Dopo alcuni minuti che lo osservavo, questo scorcio magnetico ha mollato per un attimo la mia attenzione. Lo sguardo ha seguito il corso del ruscello. Poco appena fuori l’inquadratura, una roccia che funge da spartiacque: da un lato, una conca d’acqua dove nuotano le rane; dall’altra il corso del ruscello. Quella roccia è diventata l’obiettivo di una delle rane – la più grande tra quelle che sono riuscito ad osservare quel giorno. Ho pensato: cerca riposo, non può nuotare in continuazione.

Tra le pareti scoscese della roccia, una insenatura sembrava offrire alla rana la strada di accesso verso il desiderato riposo. La parete, resa limosa dall’acqua, e il peso della rana sembravano rendere l’impresa impossibile: tenta, ritenta; una nuotata, poi il nuovo tentativo: niente. Saranno passati 40 minuti: io ad osservare; la rana a tentare di arrampicarsi sulla roccia: mi sembrava di avvertire la sua fatica.
Quando sembrava ormai rassegnata, la svolta: ha nuotato un po’ a largo, quasi fin dove la corrente del ruscello avrebbe rischiato di portarsela via; pochi centimetri, poi via a nuotare con tutte le poche forze rimaste. La rana ha circumnavigato la roccia trovando finalmente l’approdo tanto a lungo desiderato. Quella rana ha trovato una soluzione, quando avrebbe potuto arrendersi agli alibi: il suo peso; le pareti scoscese; il rischio di esser trascinata giù dalla corrente.

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