Cilento

Piaggine: non resta che appellarci ai santi, ah no

Quasi come fossi un condannato al confino, apprendo delle vicende e delle sorti del mio paese dai social. A tratti temo di poter essere tacciato di voyeurismo: sbircio con insistenza tra i post ed i commenti altrui. Leggo di una processione saltata, quella di San Nicola. C’era la chiesa; c’era il prete; c’era il santo; c’era persino la banda; mancava la materia prima: le persone, i fedeli, i devoti di San Nicola. “È colpa di don Aniello!”. Aspetta.

Persuaso, come altri, dall’idea che Piaggine costituisca – per molti aspetti – una miniatura dell’Italia, mi affretto a cercare un po’ di dati su internet. “È colpa di don Aniello!”. Aspetta un attimo.

Un italiano su quattro è cattolico praticante

I dati più recenti che trovo sono del 2015 – a conferma dell’interesse che desta l’argomento. “È colpa di don Aniello!”. Fammi vedere prima cosa dicono i dati. I dati dicono che l’Italia è ancora un paese cattolico, ma solo uno su quattro è cattolico praticante.

Partecipa più volte alla settimana alla Santa Messa solo il 5,3% dei cattolici, vi si reca ogni domenica il 20,5%, il 14,8% si limita a una frequenza di una o due volte al mese. Il 31% va in Chiesa per le principali festività religiose e il 21,1% solo in occasione di battesimi, comunioni, cresime, funerali, ecc. (Rapporto Italia 2016, www.eurispes.eu)

Non c’è di che meravigliarsi: viviamo l’epoca dei social e di internet: tutto, anche lavorare – per chi ha un lavoro – può essere fatto comodamente da casa. La Fede no. La Fede richiede di essere praticata in loco, in chiesa, almeno nelle feste comandate. Per una istituzione longeva come la Chiesa cattolica, è uno smacco non da poco apparire fuori dai tempi .

Super eroe e no?

Nel mondo attuale, nella attuale crisi di punti di riferimento, la Chiesa continua a perdere appeal. “È colpa di don Aniello!”. Ora ti racconto una cosa. Quando ero bambino, qualcuno un po’ meno bambino di me aveva riadattato la sigla del cartone animato di un noto super eroe a Don Aniello. Qualche dubbio sui suoi poteri è venuto anche a me, ma da bambino.

Certo, continuando a celebrare il mistero della Fede, don Aniello non ci aiuta a togliere del tutto l’alone di dubbio, ma non c’entrano nulla i suoi poteri. “È colpa di don Aniello!”. Aspetta, non ho finito. Ti stavo parlando della crisi di certezze e di punti di riferimento.

L’unica certezza

Io quando riesco vado ancora in chiesa, la domenica mattina. Lì ho una delle mie poche certezze: è il mio amico Francesco. Per un po’ di anni abbiamo anche fatto i chierichetti. Dal momento che entrambi facciamo a gara a chi ha meno vita sociale, quando voglio so di poterlo trovare lì. “È colpa di don Aniello!”. No. Ricordo che lui c’era anche quando don Aniello ha dovuto momentaneamente lasciare il posto a padre Carlo o a padre Felice.

Poco appeal della Chiesa

“È colpa di don Aniello!”. Capisco che c’hai preso gusto, ma non ho ancora scritto nulla. La verità, secondo me, è che la Chiesa ha perso appeal per una serie di motivi. In chiesa non puoi parlare, non puoi chattare, non puoi farti i selfie, devi tenere spento il cellulare, ecc. Vuoi mettere la foto artistica che puoi fare, in una giornata di sole, alla fetta di arancia nello spritz, con dietro la gente (poca) che passeggia in piazza con l’atmosfera tetra e la penombra che ci sono in chiesa? “È colpa di don Aniello!”. In questo caso, può essere. Ma illuminare tutta la chiesa comporterebbe costi troppo elevati.

Chiesa_di_San_Nicola_Piaggine_Salerno

“È colpa di don Aniello!”. Ti ripeto: non credo abbia tutto questo potere. La crisi ha radici più profonde. Ti dico un’ultima cosa. Qualche sera fa, in una fiction, ho sentito l’omelia di un prete. “È colpa di don Aniello!”. Si, vedere fin da bambino don Aniello e poterlo associare alla parola “prete” ha contribuito alla mia associazione tra significante e significato: il segno è uno e trino come… Lasciamo stare. Non è questo il punto.

“Dio ci ha creati liberi”

Ti dicevo di questo prete. Nella fiction stava celebrando il funerale di una ragazza morta ammazzata. Durante l’omelia, retoricamente chiedeva: “Perché Dio non ha fermato la mano dell’assassino?”. E rispondeva: “Perché Dio ci ha creati liberi”. Ora, io non lo so se lassù c’è veramente qualcuno. Ma so che, se c’è, vede e provvede. Dunque, chi vuole andare a messa ci va. Chi non vuole o non può, non ci va.

La fetta d’arancia nello spritz, la piazza sullo sfondo: 100 likes minimo

“È colpa di don Aniello!”. Io vado una volta all’anno, ma non mi ha mai cacciato. Anzi, quando lo incontro per strada risponde anche ai “buon giorno” e “buona sera”. Comunque, mi sono dilungato un po’ troppo. Si è fatta già domenica. Che ore sono? “Le 12 e 10”. La messa è già finita da un pezzo. Filome’, tre spritz e una 1/2 birra! Metti una fettina d’arancia, voglio fare una foto al bicchiere: la devo pubblicare su Instagram. “È colpa di don Aniello!”. Non ci pensare. Bevi!

 

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