Attualità

La scuola negata, la scuola violata e la scuola desiderata

“Eravamo a tavola con i nonni quando mio padre con voce cupa mi disse che a ottobre non avrei più potuto andare alla scuola pubblica. C’erano nuove leggi che lo vietavano agli ebrei. Lo guardai senza capire. È lì, e non il campo di sterminio, la vera cesura, quella che nel ricordo divide la mia infanzia tra il prima e il dopo”.

In occasione della sua nomina a senatrice a vita, ho avuto il piacere di rileggere l’intervista di Liliana Segre a La Repubblica del 26 giugno 2003 (la trovate qui). Raccontava delle leggi razziali, della persecuzione e dello sterminio degli ebrei, visti con gli occhi di una bambina di appena 8 anni. L’estate del 1938 segna il passaggio dalla normalità all’essere “considerati diversi, cittadini di serie B”.

La telefonata di Mattarella a “nonna Liliana” è l’ennesimo capitolo che ci ricollega al nostro passato. E, se è vero che la memoria è l’unico arma contro l’indifferenza, se è vero che mi è più o meno chiaro da dove siamo partiti, ecco, non mi è per niente chiaro dov’è che stiamo andando.

Il Prof picchiato dai genitori di un alunno per un rimprovero

Liliana Segre parlava di scuola, del diritto negato. E pensando alla scuola mi è tornato alla mente un episodio di pochi giorni fa. “Non so se tornerò più a scuola. Mi sento umiliato”, sono le parole di Salvatore Busà, 60enne, insegnante di educazione fisica dell’istituto Vittorini di Avola, in provincia di Siracusa. “Eravamo in aula, pioveva e non si poteva andare a fare sport in cortile o nella palestra allagata. Ho chiesto allo studente di chiudere la finestra, lui si è rifiutato, mi ha guardato con aria di sfida, strafottente. Ho preteso rispetto, c’è stato un diverbio, poi ho lanciato un libro in aria e sono uscito, lasciando la classe all’insegnante di sostegno», racconta il professore.

“Dopo un po’, ho incontrato il ragazzino nel cortile, mi sono fermato a parlargli cercando di rasserenarlo, di capire il motivo di tanto astio. Poi è successo di tutto, è entrata la mamma e si è scagliata contro di me”, prosegue. Insieme alla madre del ragazzo, è arrivato anche il padre. Busà se l’è cavata con 10 giorni di prognosi ed una costola rotta (la notizia qui). Ed è in episodi come questo che non mi è chiaro dov’è che stiamo andando.

“Fiocco di neve”: 4 km a piedi, 9 gradi sotto 0, per andare a scuola

Per fortuna, ho trovato conforto. Sono dovuto andare in Cina, idealmente. Ho trovato questa foto. Lui si chiama Wang Manfu, ed è un bambino di 10 anni: non è truccato, né mascherato: ha semplicemente percorso 4 chilometri a piedi a meno 9 gradi. Semplicemente per andare a scuola: “Mi piace molto la scuola, possiamo avere pane con il latte a pranzo e si imparano un sacco di cose belle”, ha dichiarato.

Wang_Manfu_Cina

Wang Manfu è uno dei milioni di bambini cinesi che vivono in villaggi sperduti con i nonni, perché i genitori sono andati in lontane città a lavorare. Vengono chiamati “liushou”, che significa “lasciati indietro”. Sono gli orfani sociali dello straordinario sviluppo industriale della Cina, che ha portato quasi 300 milioni di contadini a migrare dalla campagna alle megalopoli per trovare occupazione nelle catene di montaggio e nei cantieri. Wang crede ancora nella scuola, sebbene quella scuola non può garantirgli nemmeno il riscaldamento.

Annunci

8 risposte »

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.