Calcio

Genoa-Inter | Inter, 48 punti e a capo. Ma Spalletti…

A 13 giornate dalla fine della stagione, l’Inter ha gli stessi punti che aveva esattamente un anno fa – 48. È nera. E, cosa ancora più grave, sembra essere la normalità.

Lo è per i molti interpreti in campo, gli stessi che hanno fallito l’obiettivo nelle ultime stagioni. Figura tra questi, il protagonista della sconfitta di questa sera. Ma Ranocchia è tutto tranne che un carnefice: lui, più nel male che nel bene, c’ha sempre messo la faccia. E, come il suo compagno di sciagura all’Inter Santon, ha sempre dimostrato attaccamento alla maglia. Anche solo per questo, uomini così vanno sempre difesi.

Va difeso anche Spalletti, ad oltranza: affinché questo non diventi l’ennesimo finale di stagione da autogestione liceale; affinché lui non sia l’ennesimo tecnico bruciato da una compagine ed una società sull’orlo della “follia”.

Aspettando Icardi

Ad un’Inter divenuta sterile e prevedibile in attacco, Spalletti ha provato a dare nuova linfa inserendo qualche novità negli uomini e nelle disposizioni tattiche. E qualcosa in tal senso la si sta vedendo.

Karamoh e Rafinha hanno dato imprevedibilità: il brasiliano è la conferma che per giocare a calcio, prima che il fisico, serve la testa. Entrambi difettano, per ovvi e differenti motivi, di continuità di rendimento. Ma chi potrebbe e dovrebbe rendere di più sono quelli che hanno tirato la carretta ad inizio stagione: Icardi, Perisic e Candreva.

Sfortuna o errori?

Tolti gli assenti giustificati, è ingiustificabile l’assenza di Candreva: un tiro, due palle masticate e tantissimi controlli sbagliati. Indifendibile. La si può chiamare sfortuna ed iniziare ad imprecare. Oppure, si può iniziare a chiamare le cose con il loro nome: errori. Errori come quelli che hanno causato molti degli ultimi gol subiti dall’Inter.

Un doppio errore è stato quello di Gagliardini. Da un suo errore è nato il contropiede genoano che ha dato origine al calcio d’angolo; sua anche l’uscita improvvida che ha liberato al tiro l’ex Pandev. Ennesima sliding door tra vecchi e nuovi giocatori nerazzurri; sale nuovo sulle vecchie, ma sempre aperte, ferite dei tifosi interisti.

Ora o mai più

Ma Spalletti va difeso, senza se e senza ma. Sta cercando, ormai da settimane, di compattare l’ambiente in tutti i modi. Mentre la società latita, c’è un gran rumore di rivoluzione a fine stagione: un grande cult, per ripetere quanto la mia generazione di tifosi interisti era abituata a sentire da bambini: il prossimo sarà l’anno dell’Inter. Un estenuante rinvio, di anno in anno, del quale faremmo volentieri a meno. Perché il destino puoi crearlo ogni giorno, ad ogni allenamento e ad ogni partita. “Siamo quello che facciamo”, ha ripetuto più volute Spalletti. Per questo bisogna iniziare a fare ora, non l’anno prossimo. Ora.

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