Calcio

Per la maglia e per noi

Come sempre più spesso mi capita – saranno gli anni che passano, sarà l’Inter balbuziente degli ultimi anni – arrivo al triplice fischio stremato. Per questo, mi ritrovo a scriverne a mente fredda. E questo dovrebbe evitarmi di salire sull’altalena degli umori del tifoso – altalena estrema, se si considera il solo tifo nerazzurro. A mente fredda, ho sentito il bisogno di buttare giù qualche riga su questo momento dell’Inter, degli interisti e del nostro calcio. Sono andato a ruota libera, vi avverto. Scendete finché siete in tempo!

Sviste e mai viste

In queste ore ho assistito alla proliferazione dei rigori negati al Benevento: uno, due o addirittura tre. Ai cartellini non dati a Gagliardini aggiungerei quelli non dati a Candreva, protagonista anche lui, nel primo e nel secondo tempo, di entrate discutibili. Polemiche che si sono aggiunte al martellamento ripetuto e costante dei retroscena da giornaletti di gossip (con tutto il rispetto per i giornali di gossip) riportati ovunque sulla stampa nazionale con il solo fine di minare le già poche certezze dell’Inter.

Dopo Inter-Benevento sento di appassionati di calcio infastiditi – se non addirittura imbufaliti – per il fatto che la stampa e i vari media stiano nascondendo l’evidente vantaggio tratto dall’Inter dagli episodi di ieri sera. Se la stampa e i vari media sono tutti dalla parte dell’Inter, qualcosa negli ultimi 26 anni deve essermi sfuggita. Ma sarà colpa della mia distrazione.

Altri – e qui vi sono anche gli interisti – rimarcano la pochezza del gioco dell’Inter. Sia chiaro, il Benevento ha dominato per orgoglio e per carattere per tutti i 90 minuti, non solo per i 65 universalmente riconosciuti. Ma pretendere che l’Inter in questo momento riesca a vincere esprimendo un gioco brillante, mi sembra eccessivo. A tal proposito, sottolineo che, probabilmente un gioco brillante l’Inter, con questi interpreti, non lo avrà mai.

Skriniar e Ranocchia tutta la vita

L’Inter doveva vincere e ha vinto, grazie alla testa di Skriniar e a quella di Ranocchia. Se nella squadra di Spalletti c’è qualcuno con le spalle larghe, è lecito guardare nella direzione della nuova coppia centrale: i due hanno giocato da leader per tutta la partita; Ranocchia, nella sempre difficile condizione di essere se stesso, si è spesso assunto anche responsabilità non sue. Mentre Vecino e Gagliardini si limitavano al compitino – cosa inaccettabile per chi è all’Inter e percepisce ingaggi da Inter – solo Ranocchia ha più volte rischiato la palla nello spazio per Candreva e Perisic. Non mi sorprenderebbe se la nuova coppia centrale fosse quella vista ieri sera. Miranda non mi ha mai convinto. Ma potrebbe essere solo una mia fissazione.

Tutti allenatori, tranne l’allenatore

Qualcuno si chiedeva perché Spalletti non fa giocare Rafinha dal primo minuto. La risposta del campo è stata eloquente. Io mi fido degli allenatori: ho difeso Pioli; ho difeso addirittura De Boer; difendo Spalletti. Gli allenatori vedono i giocatori tutta la settimana. Noi solo per pochi minuti la domenica. Un po’ come avviene – arrivando all’estremo – chi si esalta per le giocate dei fenomeni di oltreoceano: dagli highlights tutti fenomeni, appunto; ma prova a reggerli per 90 minuti ogni domenica. Per dire, immaginate gli highlights all’estero di Candreva: cross pennellati su Icardi che la butta dentro, sempre; poi in partita ti rendi conto che di cross, Candreva, ne fa duecento; ma quanti arrivano a destinazione?

Il tifo è sport

Tornando alla squadra nel suo complesso, è ovvio che questi giocatori non hanno la forza mentale per giocare contro il vento delle critiche. In tale ottica, lascia ben sperare l’abbraccio ideale di fine gara tra la Curva Nord e la squadra. Fosse anche solo per i colori e per la maglia che noi interisti idealmente indossiamo, è giunto il momento di sostenere la squadra: è sempre meglio provare ad aggiungere qualcosa, che continuare a togliere. Anche perché a togliere, come abbiamo visto, ci sono altri più bravi di noi. Ma con questo non dico che chi continua ad andare allo stadio non abbia il diritto di criticare le prestazioni della squadra; dico solo che bisogna prendere coscienza della situazione.

Ai tifosi che continuano ad andare allo stadio a vedere l’Inter non esprimo solidarietà, come hanno fatto molti, con o senza ironia. Una cosa avvenuta anche nelle trasmissioni del servizio pubblico. Chi va allo stadio, chi tifa in maniera civile, merita rispetto, sempre e comunque. A maggior ragione, merita rispetto chi continua a manifestare il proprio tifo anche quando la sua squadra va male. Questo è lo sport. Non lamentiamoci poi dell’assenza di cultura sportiva nel nostro paese se continua a passare il messaggio che si tifa solo quando si vince.

 

 

 

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