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Avremmo voluto stare lì, ad annoiarci

Oggi, 4 marzo 2018, non è una domenica come tutte le altre. Questa domenica avrebbe dovuto avere l’unica anomalia di essere, rispetto alle altre, giornata elettorale. Noi sportivi, amanti del calcio, ci saremmo trovati lì, al solito posto: sul divano, magari ad annoiarci davanti ad una partita di pallone. Oggi, avremmo voluto stare lì, ad annoiarci.

Alcuni, come me, avrebbero atteso con ansia il posticipo di questa 27esima giornata di Serie A: il derby di Milano, Milan-Inter, una partita che può valere una stagione. Essendo interista, la cabala mi aveva messo in guardia dalla concomitanza derby-elezioni: il sonoro 6-0 del Milan all’Inter di Tardelli arrivò in una circostanza simile. Il rischio tragedia sportiva sarebbe stato altissimo.

I tifosi del Napoli hanno vissuto ieri il loro dramma sportivo: una brutta sconfitta casalinga ad opera della Roma di Di Francesco che rischia di complicare la corsa scudetto degli azzurri. Poco prima, i tifosi azzurri si erano uniti – per interessi di parte – alla sconfitta della Lazio, all’ultimo respiro, ad opera della Juventus.

Dramma e tragedia, due parole delle quali spesso abusiamo. Travolti dal mare magnum di testi, parole, scritte, slogan, titoli, post, che permeano la società dell’immagine, siamo portati ad ignorarne o, semplicemente, a trascurare il significato.

Finché un giorno, all’improvviso, la parola tragedia (o dramma) viene a farci visita. Non avvisa; non suona; non bussa: sfonda la porta; spacca i vetri delle finestre. Urla: sono io, il dramma, la tragedia! Come un’onda, ci travolge, portandosi via un ragazzo, un compagno, un padre di 31 anni.

A noi sportivi, tifosi, amanti del calcio, dell’impeto di quell’onda che travolge familiari, amici, conoscenti e colleghi, arriva solo l’eco. Ma fa male lo stesso. In momenti come questo, non esistono slogan, sfottò, cori da stadio ed quant’altro in grado di dare colore a questo sport: siamo tutti uguali, siamo tutti umani. Ed è per questo che oggi ci siamo fermati: siamo umani.

La vita è ciò che resta. La vita va avanti. La vita ci impone di andare avanti. Ma, per un attimo, occorre fermarsi. Perché ci sono cose più importanti del calcio; più importanti di una partita; più importanti dello sport. Siamo umani. Riposa in pace, Davide!

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Categorie:Blog, Calcio

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