Carosello

Carosello | 4. Pubblicità e pedagogismo: le ingerenze della politica

Carosello, in equilibrio tra pubblicità e pedagogismo

Carosello non fu mai solo pubblicità. Nei primi anni di vita delle trasmissioni televisive italiane, ha svolto un ruolo determinante la Democrazia Cristiana, il partito che ha guidato il Governo per quarant’anni. Proprio i governi Dc, memori dell’uso dei mezzi di comunicazione (la radio soprattutto) durante il Ventennio, vollero fare della televisione uno strumento di crescita collettiva e non un semplice megafono del potere. L’obiettivo era quindi quello di “aprire – per dirla con Aldo Grasso – la porta della televisione alla cultura e, in essa, alla tradizione storica e culturale dei cattolici” (A. Grasso, Storia della televisione italiana, Milano, Garzanti, 1992, p. 17).

Gli indimenticabili Caroselli con Albertazzi e Gassman

Fu con la Rai delle origini, con il suo austero pedagogismo e i suoi molti programmi di divulgazione culturale (inchieste, documentari, romanzi sceneggiati, dibattiti) che crebbe nel grande pubblico il prestigio della letteratura, trasformando talvolta alcuni scrittori in celebrità. Gli italiani furono investiti simultaneamente, oltre che da un’inedita offerta culturale, da una quantità di nuovi prodotti e consumi (F. Ghelli, Letteratura e pubblicità, Roma, Carocci, 2006, p. 51). E tra i due flussi comunicativi fu inevitabile che si venissero a creare delle sovrapposizioni: ne scaturirono i caroselli con Albertazzi che leggeva Shakespeare, Kleist e Brecht; quelli con Gassman che declamava un’antologia di poesie d’amore da Dante a Heine; ma anche quelli animati che lanciavano le collane divulgative della Fabbri o i primi tascabili Rizzoli. “Il cigno della pastasciuttaAlbertazzi, come amava definirlo Achille Campanile, fu protagonista della serie di caroselli della Barilla tra il 1958 ed il 1959.

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Il gigioneggiare di Gassman per i Baci Perugina

Il titolo della serie era “L’album di Giorgio Albertazzi”: un contenitore di eventi storici, poesie e grandi opere, come il “Romeo e Giulietta” di Shakespeare, declamati dalla voce del grande attore. Poesie d’amore era invece la serie di caroselli della Ferrero del 1961 che vedeva protagonista il mattatore Gassman. Nell’anno precedente, la serie si intitolava Arte e pubblicità. In quel caso Gassman, presentato da Annamaria Ferrero, parlava del mestiere dell’attore ad un pubblico plaudente: “La nostra è l’arte di comunicare l’arte. Manco di chiarezza? No, vedo che mi capite”. E ancora, con il suo consueto gigioneggiare: “L’attore non deve tradire la sua missione. In proposito, devo parlarvi di un collega, molto dotato, che lavora per il cinema, il teatro e la tv, un vero mattatore, che però ha finito per tradire la sua missione e cedere alle lusinghe della pubblicità”. Il pubblico, già inquadrato in precedenza stupito, applaude. Alle spalle del mattatore si apre lo striscione: “Dove c’è missione c’è sentimento, dove c’è sentimento c’è amore e dove c’è amore ci sono i Baci Perugina”.

Tra letteratura e pubblicità: analogie e differenze

Letteratura e pubblicità hanno nella predilezione accentuata alla figuralità del linguaggio il loro minimo comun denominatore. La molteplicità di artifici retorici accomuna infatti la pubblicità alla letteratura. Queste risultano però differenti per molti altri aspetti. Esistono differenze negli scopi: prevalentemente commerciali quelli della pubblicità; prevalentemente estetici quelli della letteratura. Ma anche la fruizione dei loro messaggi è divergente. Mentre quella della letteratura è libera, quella della pubblicità è imposta o fortuita. Salvo rare eccezioni, non si sceglie di ascoltare, leggere o vedere una pubblicità: essa ci raggiunge mentre stiamo facendo altro (V. Codeluppi, Che cos’è la pubblicità, cit., p. 13).

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Differenze fra Stati Uniti ed Italia

La genesi della televisione italiana fu completamente diversa da quella della televisione americana. Negli Stati Uniti, la televisione è nata insieme alla pubblicità televisiva. L’anima commerciale del mezzo ha permeato dei suoi contenuti tutta la programmazione fin dagli inizi (S. Balassone e A. Guglielmi, Corsari e nobiluomini, Bologna, Il Mulino, 1987, p. 31). In Italia, invece, la televisione nasce pubblica, didattica e pedagogica (P. Dorfles, Carosello, cit., p. 33). Una differenza le cui cause sono molteplici. La differente ricchezza dei due Paesi, soprattutto.  Il nostro Paese, a differenza degli Stati Uniti, aveva vissuto sulla propria pelle l’esperienza dei due conflitti mondiali uscendone devastato. Vanno poi considerate le caratteristiche dell’economia e della cultura politica americana: negli Stati Uniti l’intervento dello Stato è molto limitato; sarebbe stato quindi pressoché impensabile avere lì ciò che noi abbiamo avuto con i partiti di Governo che hanno guidato l’avvento della televisione nel nostro Paese.

Continua (articolo 4 di 10)

Leggi Carosello e il ruolo della donna in Italia >

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Indice degli articoli su Carosello

Intro. Cos’è stato Carosello, per chi l’ha visto e per chi non c’era

  1. Perché esiste la pubblicità?
  2. Gli esordi e i primi miti
  3. Carosello tirò la volata al consumismo?
  4. Pubblicità e pedagogismo: le ingerenze della politica
  5. Il ruolo delle donne in Italia: la svolta degli anni ’60
  6. Genere televisivo a parte o vampiro buono?
  7. La frase “A nanna dopo Carosello” avrebbe potuto non esistere?
  8. La pubblicità crea bisogni di consumo falsi?
  9. Chi ha ucciso Carosello?
  10. Il mito di Carosello vive ancora oggi?

 

 

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