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L’eroe Bartali: 185 km in bici, per salvare gli ebrei

Gino Bartali, l’intramontabile

L’intramontabile Bartali. Nel 2006, appena quindicenne, rimasi colpito dalla fiction Rai dedicata a Gino Bartali (che potete recuperare qui). E non solo perché costituì di fatto il mio primo incontro con Pierfrancesco Favino, fenomenale nei panni del ciclista. Quella di Bartali è una di quelle storie di sport e di vita che fanno crescere l’orgoglio di essere italiani. Bartali è stato un grandissimo ciclista. Ma anche e soprattutto un grandissimo uomo. Attraverso quella fiction, conobbi giovanissimo l’essenza dell’uomo che è stato Bartali.

Coppi-Bartali, sfide d’altri tempi

La sua è una storia leggendaria. Come leggendaria è stata la rivalità con Fausto Coppi che trova spazio anche sui libri di storia. La rivalità tra i due campioni era vista come una metafora per la suddivisione politica e sociale del paese, diviso tra movimenti di ispirazione laica, impersonati da Coppi, e d’influenza cattolica, che Bartali rappresentava con la sua devozione e i suoi riti della tradizione popolare. Con le prime elezioni della neonata Repubblica Italiana, Coppi e Bartali divennero i simboli dei due principali fronti politici in lizza, il Partito Comunista Italiano e la Democrazia Cristiana: Coppi era definito comunista, mentre Bartali era il democristiano.

“Il bene si fa, ma non si dice”

Ma ciò che mi colpì più di ogni altra cosa è la sua tenacia. Bartali era uno che non mollava mai, un generoso. Un generoso, ma non soltanto sotto l’aspetto agonistico. Il Ginettaccio era generoso anche nella vita. In mente mi si scolpirono immediatamente queste sue parole: “Il bene si fa, ma non si dice. E certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca”.

Qualche medaglia appesa all’anima, Gino Bartali ce l’ha. La sua storia si intersecò, inevitabilmente, con le vicende della guerra. Costretto a lavorare come riparatore di ruote di biciclette, Gino Bartali, fra il settembre 1943 e il giugno 1944, si è adoperato in favore dei rifugiati ebrei, come membro dell’organizzazione clandestina Delegazione per l’Assistenza degli Emigranti Ebrei, compiendo numerosi viaggi in bicicletta dalla stazione di Terontola-Cortona fino ad Assisi, trasportando documenti e foto tessere nascosti nei tubi del telaio della bicicletta affinché una stamperia segreta potesse falsificare i documenti necessari alla fuga di ebrei rifugiati. Un’attività nata dalla collaborazione con il rabbino di Firenze Nathan Cassuto e l’arcivescovo della città Elia Angelo Dalla Costa.

185 km andata e ritorno, in un giorno solo

Simone Dini Gandini, autore di La bicicletta di Bartali, racconta: “Bartali iniziò a trasportare documenti falsi da Assisi, dove c’era una stamperia clandestina, al vescovo di Firenze che poi li distribuiva agli ebrei per farli espatriare. Percorreva 185 chilometri avanti e indietro in un solo giorno: se fosse stato scoperto sarebbe andato incontro alla fucilazione”. Bartali venne arrestato ma “nessuno ispezionò la sua bicicletta: grazie a questa ‘dimenticanza’ il campione si salvò”, racconta ancora Gandini.

Nel 2006 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi gli conferì la medaglia d’oro al merito civile (postuma) per aver salvato circa 800 ebrei. Il 2 ottobre 2011, inoltre, Bartali è stato inserito tra i Giusti dell’Olocausto nel Giardino dei Giusti del Mondo di Padova sempre per l’aiuto offerto agli ebrei durante la seconda guerra mondiale.

Bartali Giusto tra le Nazioni

Il 23 settembre 2013 è stato dichiarato Giusto tra le nazioni dallo Yad Vashem, il memoriale ufficiale israeliano delle vittime dell’olocausto fondato nel 1953, riconoscimento per i non ebrei che hanno rischiato la vita per salvare quella anche di un solo ebreo durante le persecuzioni naziste. Nella motivazione dello Yad Vashem si legge che Bartali “cattolico devoto, nel corso dell’occupazione tedesca in Italia ha fatto parte di una rete di salvataggio i cui leader sono stati il rabbino di Firenze Nathan Cassuto e l’arcivescovo della città cardinale Elia Angelo Dalla Costa”.

L’omaggio della Israel Cycling Academy

Il 16 maggio 2017, alla vigilia della partenza dell’undicesima tappa del Giro d’Italia (da Ponte a Ema a Bagno di Romagna), la squadra israeliana di ciclismo Cycling Academy fondata da Ron Baron ha organizzato una corsa con partenza dalla stessa Ponte a Ema fino ad Assisi, sullo stesso tragitto che Ginettaccio percorse molte volte per aiutare gli ebrei perseguitati.

La nomina a cittadino onorario di Israele

Ieri, 22 aprile 2018, il portavoce di Yad Vashem, l’Ente nazionale per la Memoria della Shoah di Israele, Simmy Allen, ha confermato la notizia anticipata dal sito Pagine Ebraiche: Gino Bartali riceverà la nomina postuma a cittadino onorario di Israele, nel corso di una cerimonia che si terrà il 2 maggio 2017, due giorni prima della partenza del Giro d’Italia da Gerusalemme.

Un ricordo di Gino Bartali

Oggi il mondo ricorda Bartali, scomparso nel 2000 a 86 anni, anche grazie alle parole di Paolo Conte, che qui canta: “Oh, quanta strada nei miei sandali, quanta ne avrà fatta Bartali, quel naso triste come una salita, quegli occhi allegri da italiano in gita, e i francesi ci rispettano che le balle ancora gli girano, e tu mi fai – dobbiamo andare al cine – e vai al cine, vacci tu!“.

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