Carosello

Carosello | 7. La frase “A nanna dopo Carosello” avrebbe potuto non esistere?

Carosello, il disgelo e gli intellettuali di sinistra

Gli anni ’70 sono segnati storicamente come il periodo del “disgelo” nel conflitto tra Stati Uniti ed Unione Sovietica. Ciò nonostante, era ancora forte l’avversione di intellettuali di sinistra ma non solo, nei confronti di tutto quello che provenisse da oltre Oceano. Sui sospetti verso tutto ciò che fosse considerato figlio del pragmatismo capitalista pesavano, oltre alla matrice marxista del pensiero degli intellettuali di sinistra, i problemi di ricostruzione morale e politica che l’Italia si trovava ad affrontare nel dopo guerra, ma anche la semplice difficoltà a far circolare idee e nozioni. Causa principale, questa, dell’eurocentrismo di quegli anni (O. Calabrese, Carosello o dell’educazione serale, cit., 1975, p. 91).

< Leggi dal primo post su Carosello

Pasolini contro Carosello

Pregiudizi che non lasciarono indenne la pubblicità, quella televisiva in particolare. Sono del 1975 i più accesi interventi di Pier Paolo Pasolini contro il consumismo e la televisione. Pasolini carica di veemenza le già citate teorie di Galbraith e Marx arrivando a sostenere che i bisogni indotti dal nuovo capitalismo sono “totalmente e perfettamente inutili e artificiali. Ecco perché attraverso di essi, il nuovo capitalismo non si limiterebbe a cambiare storicamente un tipo d’uomo: ma l’umanità stessa” (P. Dorfles, Carosello, cit., p. 82).

Le contraddizioni del ventennio caroselliano

Una posizione, quella di Pasolini, che esprimeva a pieno quella che era la forte corrente di pensiero legata al marxismo presente in Italia durante il ventennio di Carosello. Ventennio segnato da pesanti contraddizioni: al formidabile sviluppo economico facevano infatti da contraltare le forti divisioni sociali, l’alta percentuale di popolazione al di sotto sotto la soglia di povertà, le basse retribuzioni nell’industria e nell’agricoltura e lo sfruttamento senza regole del lavoro dipendente aggravato dall’elevato numero di morti bianche.

Erano queste alcune delle motivazioni che spinsero molti a ritenere che ci fossero cose più importanti in cui investire il denaro: più in servizi sociali e meno in pubblicità. Di qui il sospetto nei confronti della progressiva espansione del messaggio pubblicitario. Alla sensibilità collettiva maturata in quegli anni e alle battaglie sociali che ne scaturirono, si devono i miglioramenti sostanziali della condizione dei lavoratori dell’intero Paese. Miglioramenti ai quali va ovviamente aggiunto quello che è conseguenza diretta dello sviluppo economico: la maggiore redistribuzione del reddito.

Il timore della colonizzazione culturale

Il timore di una colonizzazione culturale del nostro Paese ad opera degli Stati Uniti, coinvolse anche Carosello. Oltre oceano, spopolavano i film western e presto avrebbero iniziato a farlo anche da noi. Ed ecco il western apparire anche negli spot di Carosello: casi emblematici sono quello dello spot del salame Negroni, quello della carne Montana e quello della Lavazza con i già precedentemente citati personaggi di Carmencita e Caballero. Le avventure western, nel primo caso, avevano come protagonista uno sceriffo con la stella sul petto. Il codino recitava: “Le stelle sono tante, milioni di milioni, ma quella di Negroni vuol dire qualità”.

Carosello western

Un motivo ripreso e riproposto anche nei giorni nostri. Come avvenuto, d’altronde, anche per il motivo dello spot della carne Montana. In questo, il riferimento diretto è allo spaghetti western di Sergio Leone: il protagonista, Gringo, è la citazione del Clint Eastwood del film “Per un pugno di dollari”. Quanto allo spot del Caffè Paulista, nella Pampa sconfinata, dove le pistole dettano legge, il Caballero misterioso va in cerca della bellissima donna che ha visto sul giornale. Si ode un grido: “Carmencita abita qui?”. Alla fine, riesce a conquistare la donna: “Carmencita, sei già mia, chiudi il gas e vieni via”. Quindi il codino: “Per forza ti conquista, c’è il Brasile nel Paulista!”.

A nanna dopo Carosello” avrebbe potuto non esistere?

Carosello si sarebbe reso protagonista, secondo alcuni, anche dell’introduzione del lieto fine nei nostri meccanismi narrativi: “Carosello non può finire male. Il buono deve essere premiato, il cattivo sconfitto” (P. Dorfles, Carosello, cit., p. 72). D’altronde come sarebbe stato possibile reclamizzare un prodotto con un epilogo o una narrazione nefasta? Quella del lieto fine è una caratteristica della produzione televisiva e cinematografica americana, ma lo è anche di tutte le fiabe. Senza l’happy end, la comunicazione pubblicitaria televisiva avrebbe potuto rivolgersi solo ad una fascia ristretta di pubblico: adulti di buon livello intellettuale e con un certo gusto per la trasgressione (P.P. Pasolini, Lettere luterane, Torino, Einaudi, 1976, pp. 190-191).

A nanna dopo Carosello”, tipica frase dei genitori del ventennio caroselliano, non sarebbe mai stata pronunciata e lo stesso Carosello non sarebbe stato la forma di comunicazione ben riuscita che è stato. Inoltre, come già detto in precedenza e come sostenuto da molti, Carosello non ha trasmesso nulla che non fosse già esistente: la sua linfa vitale è sempre arrivata dall’esterno: dalla televisione, dall’irreale, dal sociale. Nonostante ciò, esso ha contribuito alla modernizzazione del Paese: non soltanto nell’economia, nella demografia e nei consumi, ma anche nei valori e nella cultura. Non possiamo quantificare il suo apporto a tali trasformazioni, ma non possiamo fare a meno di notare come queste siano coincise con il periodo di massimo sviluppo del mezzo televisivo e legate alla crescita dei consumi.

Continua (articolo 7 di 10)

Vai al post La pubblicità crea bisogni di consumo falsi? >

< Torna al post precedente Carosello, genere televisivo o vampiro buono?

Indice degli articoli su Carosello

Intro. Cos’è stato Carosello, per chi l’ha visto e per chi non c’era

  1. Perché esiste la pubblicità?
  2. Gli esordi e i primi miti
  3. Carosello tirò la volata al consumismo?
  4. Pubblicità e pedagogismo: le ingerenze della politica
  5. Il ruolo delle donne in Italia: la svolta degli anni ’60
  6. Genere televisivo a parte o vampiro buono?
  7. La frase “A nanna dopo Carosello” avrebbe potuto non esistere?
  8. La pubblicità crea bisogni di consumo falsi?
  9. Chi ha ucciso Carosello?
  10. Il mito di Carosello vive ancora oggi?

 

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13 risposte »

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