Attualità

Elezioni, quanto costa provare a diventare casta?

Elezioni, i costi di una campagna elettorale

Elezioni e campagna elettorale. Quanto costa una campagna elettorale? “Passiamo dalla parte del ragioniere Casoria!”, suggeriva Totò a Peppino ne La banda degli onesti, celebre film del 1956, diretto da Camillo Mastrocinque. Era, secondo il portiere, la soluzione a tutti i problemi, quelli economici soprattutto. Si passava dalla parte di quelli forti, i capitalisti, gli approfittatori, il tutto tramite la stampa di banconote false.

Chi ha visto il film, sa bene come va a finire quella storia. Il titolo ne è un chiaro indizio: chi è onesto, difficilmente riesce a passare dall’altra parte. L’altra parte, nel film, era quella del ragioniere Casoria, che ingrossava le proprie tasche a spese della parte onesta.

E passiamo dalla parte del ragioniere Casoria!

Il ricordo di quel film mi serve per introdurvi al quesito che ho posto nel titolo di questo post. Sempre più spesso sentiamo parlare di casta. Soprattutto, la si accusa. La casta è quella dei politici. Sembra impossibile debellarla. Allora, perché non provare a farne parte? Fosse facile!

L’impresa è assai più complicata di quella della banda degli onesti che provano a diventare disonesti. Basta dare un’occhiata a quelli che sono i costi di una eventuale campagna elettorale che dovremmo sostenere, qualora decidessimo di candidarci. Perché quella che ci apprestiamo a vivere sarà la prima campagna elettorale per la quale non è previsto alcun rimborso.

Quanto costa una campagna elettorale?

Con il contributo del coordinatore provinciale di Forza Italia, Antonio Pentangelo, Tagadà di La 7 ha provato a dare una risposta a questo quesito. Punto di partenza imprescindibile per qualsiasi candidato, è il comitato: luogo nel quale si incontrano gli amici ed i sostenitori più prossimi del candidato. L’affitto di un locale per tale scopo – per i quattro mesi di campagna elettorale – si aggirerebbe tra i 2000 e gli 8000 euro, a seconda della grandezza della città dove lo si intende fare.

Tappa obbligata in tipografia: 10mila euro

Per estendere poi la propria notorietà oltre la dimensione del comitato, il candidato non può fare a meno di stampare manifesti e facsimile delle schede elettorali. Nel servizio di Tagadà si ipotizzano 5mila manifesti e 20mila facsimile, per una circoscrizione di media grandezza. Costo totale: 10mila euro.

Per un totale di 20mila euro circa

A questi vanno poi aggiunti 2mila e 500 euro per il rifornimento delle autovetture che “metteranno in moto” la campagna elettorale per le strade della circoscrizione. Ed altri 1000 per l’affitto di una sala cinema da 500 posti per due manifestazioni: una di inizio ed una di chiusura della campagna elettorale. Per una spesa totale che si aggira intorno ai 20mila euro, se si considerano anche eventuali cene e ricevimenti vari. Ma è una stima molto al ribasso.

Candidarsi non è una cosa per poveri, questo pare evidente. In studio, Michaela Biancofiore (Forza Italia), racconta la sua personale esperienza: non disponendo di grandi somme, ha chiesto un finanziamento. “Il finanziamento pubblico non garantiva la corruzione”, dice. E fa notare: “Ora la corruzione è aumentata!”.

Matteo Ricci (Partito democratico) ribatte: “Per 20 anni tutti i partiti hanno chiesto di abolire il finanziamento pubblico. Ora non c’è”. Poi propone di fare come negli Usa, dove si chiedono contributi per organizzare eventi e manifestazioni.

2×1000 ai partiti: 11,7 milioni di euro nel 2016

Ora c’è il 2×1000 ed il tetto al finanziamento privato è fissato a 100mila euro. Per quanto riguarda il 2×1000 ai partiti, stando alla dichiarazione dei redditi del 2016, il 2,7% dei contribuenti ha deciso di versarlo ai partiti, per un totale di 11,7 milioni di euro.

I bilanci poco positivi dei partiti

Le casse dei partiti continuano però a piangere, come è possibile notare dalla grafica seguente, che mostra i bilanci di Pd, Forza Italia e Lega per il 2016: tutti rigorosamente in passivo, chi più e chi meno.

Screenshot (18).png

Ed ora diamo un’occhiata al costo delle campagne elettorali delle ultime elezioni politiche.

Il costo delle campagne elettorali delle politiche 2013

Da una rapida ricerca su internet, mi imbatto sul blog dell’Associazione Openpolis: alle elezioni politiche del 2013, le campagne elettorali di tutti i parlamentari sono costate 3milioni e 857mila euro. “La cifra è sicuramente parziale, e relativa ai soli parlamentari che un rendiconto l’hanno depositato. Nonostante l’obbligo di legge, ben 295 parlamentari (il 31% del totale) non hanno presentato la dichiarazione dei movimenti economici relativi alla campagna elettorale, o in qualche caso l’hanno aggiunta a posteriori, magari a distanza di un tempo considerevole rispetto ai tre mesi dall’elezione di cui parla la legge (n. 515/1993)”, sottolinea il blog dell’associazione.

“Il 41% dei parlamentari che hanno presentato il rendiconto elettorale è stato eletto senza aver avuto bisogno di stampare volantini o manifesti, organizzare una cena elettorale, acquistare spazi su internet, fare qualche telefonata”, aggiunge.

E ancora, tenendo conto delle dichiarazioni così come sono state originariamente presentate – senza integrazioni a posteriori – “le entrate a favore dei candidati sono state in totale 4.417.391,23 euro. Di questi solo una minima parte, appena il 6,49%, proviene dai partiti o dai movimenti politici di appartenenza. Un altro 21,34% è stato sborsato direttamente dai candidati, mentre la parte più consistente, il 72,17% è costituita da contributi ricevuti da privati”.

I versamenti dei parlamentari ai partiti

Interessante notare che “alcuni politici riportano come una spesa della propria campagna elettorale anche il versamento che loro stessi hanno fatto a favore della formazione politica di cui facevano parte. Stando ai rendiconti pubblicati dai siti di camera e senato, le cifre più alte versate dai candidati ai partiti sono i 40mila euro dell’on. Tino Iannuzzi (Pd) e i 34mila di Erico Letta (Pd)”.

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