Calcio

Inter-Sassuolo 1-2 | I nerazzurri ci mettono cuore e voglia, ma manca…

Inter-Sassuolo 1-2,

Inter-Sassuolo 1-2. Onore al Sassuolo: ulteriormente motivata da una settimana di irrispettose ipotesi di goleada, la squadra di Iachini è arriva a San Siro per fare la propria partita. Forse, contro l’Inter non avrebbero avuto bisogno di ulteriori stimoli. I precedenti parlano chiaro. Qualche interista aveva avvisato: occhio, ce la faranno sudare! Qualcuno più titolato arriva a dire che un interista, una partita così, avrebbe potuto aspettarsela.

Karamoh unico appiglio

Probabilmente, se l’aspettava anche Spalletti. Il tecnico resta per molti l’unico colpevole, sempre e comunque. Eppure, la sua squadra ora costruisce, crea occasioni. Quali colpe potrebbe avere? Chi avrebbe dovuto giocare, che non ha giocato? Come avrebbe dovuto giocare? Manca intraprendenza ed è costretto a mettere Karamoh – già eletto salvatore della patria nerazzurra. Stasera, a suo agio nel generale disagio: disordinato e frenetico, come i compagni. La verità è che il problema dell’Inter, anno dopo anno, resta sempre lo stesso. E non è l’allenatore.

Serie_A_Inter_Sassuolo

Delusione Cancelo

Arriva, in ogni stagione, il momento in cui serve avere testa e piedi ben collegati tra loro. E alcuni giocatori dell’Inter, anche quest’anno, hanno dimostrato di non avere testa. Su tutti, Perisic, l’irrazionale per antonomasia: vive di istinto, perdendosi spesso in inutili proteste e biciclette. Un atleta sprecato. Male, stasera, anche Cancelo: giustamente esaltato, per aver dato qualità alla manovra, ha deluso le aspettative. Tra i due giocatori in prestito, dovesse ancora porsi il dubbio in un ballottaggio, terrei sicuramente Rafinha.

Teca di vetro antiproiettile per Rafinha

Se è vero – come in molti sostengono – che è più facile trovare un trequartista con le sue qualità rispetto ad un terzino con la qualità di Cancelo, è anche vero che Rafinha è già un giocatore evoluto. L’unico nella rosa dell’Inter attuale a rimanere lucido anche nei momenti più difficili. Con i nerazzurri in dieci, contro la Juve, ha preso in mano la squadra. Si è ripetuto stasera, quando ormai negli altri regnavano il panico e la frenesia. Non è il caso di portarlo in trionfo – non ne abbiamo motivo. Ma sarebbe il caso di custodirlo in una teca di vetro antiproiettile, almeno.

Manca lucidità

Non sono mancati cuore e voglia, come sottolineato da Spalletti. Ma è mancata lucidità. Sono mancate le giuste distanze tra i reparti. E lo si è capito fin dai primi minuti: alcune indecisioni di Ranocchia e Skriniar hanno permesso al Sassuolo di fare capolino nella metà campo nerazzurra, fino a guadagnare il calcio di punizione del vantaggio neroverde. Un situazione – quella del tiro sotto la barriera di Politano – studiata e preparata in allenamento. Ma mal riuscita in partita: D’Ambrosio parte in ritardo, per non lasciare la marcatura, ma quando va giù è ancora fuori dallo specchio della porta.

Manca iniziativa

Contro avversari ordinati e tignosi, come il Sassuolo di stasera, serve di più. Serve avere maggiore lucidità, per ambire al salto di qualità. Serve la lucidità che è mancata ad Icardi sotto porta. O vogliamo credere che sia solo una questione di fortuna? Io voglio credere che gli uomini e i giocatori possano contare più della sfortuna e più di altri fattori. Sono passate occasioni da gol anche dai piedi di Candreva ed Eder. A volte, hanno desistito dalla conclusione. Lo stesso Rafinha, prima del gol, ha parcheggiato una palla tra le braccia di Consigli.

Stringiamoci al calvo di Certaldo

Brozovic cerca il tiro e continua a dirigere le operazioni a centrocampo. Pare ormai imprescindibile. Che Spalletti abbia fatto il miracolo? Lo sarebbe anche solo se ci consentisse di fare cassa. All’Inter, nessuno è incedibile: per tutti, pesano le stagioni fallimentari disputate fin qui e i vincoli imposti dal FFP. Le parole di Icardi spingono a compiere ulteriori riflessioni. Ma è certo che azzerare di nuovo tutto risulterebbe controproducente. Occorre stringersi intorno al calvo di Certaldo e costruire sulle basi gettate in questa stagione, per non dare al meraviglioso pubblico di San Siro, l’ennesima, immeritata delusione.

Chi di speranza vive…

Non tutto è perduto. Nemmeno per quanto riguarda la corsa Champions. Non ci piace avere in mano il nostro destino, lo si è capito stasera. Ma a me non riesce bene di gufare. A voi la scelta, per Crotone-Lazio. La bandiera nerazzurra Zenga insegue la salvezza. E l’ultima giornata di Serie A potrebbe ancora avere un senso, nella sfida dell’Olimpico. Vedremo. Intanto, buona notte, fra sogni infranti e speranze mai del tutto sopite.

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