Carosello

Carosello | 10. Il mito di Carosello vive ancora oggi?

Il mito di Carosello vive ancora oggi?

Gli spettacolini che tanto successo avevano avuto fin dagli anni ’50 erano pertanto divenuti una spesa inutile e quindi evitabile. Pur avendo svolto un ruolo chiave nell’educazione degli italiani al consumo, Carosello non può essere considerato una rappresentazione spettacolare delle merci, come sarà invece la pubblicità degli anni ottanta; lo spettacolo di fatto era puramente affiancato ai prodotti, rappresentati invece con realismo informativo (F. Ghelli, Letteratura e pubblicità, cit., p. 43).

Carosello era troppo italiano?

C’è poi un altro aspetto che non può essere trascurato: l’internazionalizzazione dei mercati aveva condotto alla standardizzazione delle merci. Motivo che spinse gli inserzionisti ad iniziare a pensare ad una immagine unica, internazionale ed universalmente riconoscibile. Un’immagine che grazie alla semplice traduzione dei filmati pubblicitari potesse adattarsi ad ogni lingua e cultura. La prerogativa di Carosello era la sua italianità. E ciò lo rendeva un modello difficilmente esportabile negli altri paesi.

Carosello con Ambra e Calimero su Rai 2

Ma era ed è un modello ormai superato anche per il nostro Paese. Lo dimostrano gli scarsi successi avuti dalle sue varie riproposizioni: la trasmissione condotta da Ambra su Rai 2; e la riproposizione di un Carosello pubblicitario il sabato sera prima di Fantastico del 1997. Nel primo caso, si trattava di un varietà trasmesso in prima serata. È andato in onda dall’11 maggio al 1° giugno del 1997 e alla conduttrice, Ambra Angiolini, vedeva affiancata la presenza virtuale di Calimero, una delle icone storiche di Carosello.

Ava, come lava!

Il pulcino piccolo e nero è stato il protagonista dei caroselli della società Mira Lanza. Dal 14 luglio del 1963 fino alla metà degli anni ‘70, Calimero è stato protagonista, suo mal grado, di spiacevoli avventure: caduto nella fuliggine (o in una pozzanghera, come in altri episodi), è diventato nero e quindi irriconoscibile anche agli occhi della madre. Alla fine di ogni spot, riusciva comunque a cavarsela grazie al detersivo Ava che gli permetteva di ritornare bianco. È rimasta nel gergo comune la sua frase: “Eh, che maniere! Qui tutti ce l’hanno con me perché io sono piccolo e nero… è un’ingiustizia però”. Si ode la risposta: “No Calimero, tu non sei nero, sei solo sporco”. E quindi il codino pronunciato dallo stesso Calimero immerso in una tinozza con acqua e sapone: “Uh, Ava, come lava!”.

Il ritorno di Carosello nel 1997

Sulle orme di quello originale, fu invece il Carosello del 1997 andato in onda il sabato e la domenica dopo il Tg 1 delle 20.00. Fu il primo tentativo, da parte della Rai, di riproporre il programma in chiave moderna.

Il grande ritorno nel 2013

Una piccola eccezione, quanto al successo riscosso, è rappresentata da Carosello Reloaded, una riproposizione sperimentale del programma voluta dalla Rai e dalla Rai Pubblicità (ex Sipra) nel 2013. Quest’ultimo è nato con lo scopo di “rilanciare, stimolare, rigenerare la voglia di fare pubblicità”. Può essere considerato l’erede diretto del vecchio Carosello ed ha aggiunto a quest’ultimo la multimedialità, oltre al colore. Esso è stato infatti trasmesso non soltanto in televisione, ma anche via internet, in 510 sale cinematografiche italiane e in radio.

Minore la sua durata: 210 secondi equamente divisi fra tre spot. Il programma ha visto la realizzazione di tre edizioni: la prima dal 6 maggio al 13 luglio 2013; la seconda dal 29 settembre al dicembre dello stesso anno; la terza nel 2014. In quest’ultima si ha introdotto un’importante novità nel format: la presenza, in ogni puntata, di una sit-com francese intitolata “Genitori – Istruzioni per l’uso” e intervallata da spot pubblicitari della durata di 15-30 secondi. La sigla del programma è stata rivista e riarrangiata in chiave rock e piano nel 2014; ed anche la videografica è stata rivista. “Carosello Reloaded ha fatto bene al mercato pubblicitario e alla Rai”, osservava allora Fabrizio Piscopo, amministratore delegato di Rai Pubblicità.

Carosello, unico ed irripetibile

Ma anche quest’ultimo conviene col dire che quella del vecchio Carosello è stata un’esperienza unica ed irripetibile. Esso ha accompagnato e segnato in modo indelebile i venti anni di straordinario sviluppo economico, tecnologico, sociale e culturale del nostro Paese. Il ventennio caroselliano può essere considerato il periodo d’oro della pubblicità televisiva, dove i creativi erano in grado, nonostante la ristrettezza dei mezzi, di inventare soluzioni di estrema raffinatezza e godibilità, tanto da restare impresse ancora oggi nella mente dei bambini di allora raggiungendo anche le generazioni successive.

La nuova vita di Carosello

Al di là delle citate riproposizioni, il mito di Carosello vive ancora oggi in molteplici forme. Una di queste sono i numerosi frammenti di vecchi caroselli presenti in rete su You Tube che contano centinaia di migliaia di visualizzazioni. Vi è tra questi, ad esempio, il carosello animato della Ferrero che vedeva come protagonisti il Gigante buono e Jo Condor. Partoriti entrambi dalla mente di Romano Bertola, che aveva lavorato a lungo nello studio di Armando Testa, rappresentavano rispettivamente l’eroe buono (il gigante era la rappresentazione della Ferrero) ed il suo antagonista cattivo. La loro realizzazione grafica fu opera di due cartoonist della scuderia dei fratelli Pagot: Sergio Toppi e Gianfranco Barenghi. Tony Pagot, dopo la morte del fratello Nino, non se la sentì infatti di intraprendere quella nuova avventura da solo (R. Bertola, Caro Carosello, Lodi, Morellini, 2011, p.69).

A Nino e Tony Pagot dobbiamo la creazione del personaggio di Calimero, del quale abbiamo già trattato in precedenza. In ogni episodio, Jo Condor, in uniforme della Luftwaffe e accompagnato dal secondo pilota Secondor, bombarda il villaggio del Gigante buono. Quest’ultimo finisce sempre per rimediare, in qualche modo, alle malefatte del cattivo: quando bombarda il tendone del circo, lo sostituisce col suo ombrello; quando rade al suolo il faro, lo rimpiazza con una candela; quando distrugge un aratro, rimedia con un apriscatole e così via. Ma la cosa più divertente, risultavano essere le punizioni che Gigante buono infliggeva a Jo Condor: lo afferrava, lo sollevava e poi lo lasciava cadere. Il cattivo poteva sprofondare in campo e rinascere ortaggio; oppure in mare e finire affettato in quattro parti da un pesce spada.

E che c’ho scritto Jo Condor?

Scontato desumerne quanto divertimento provocasse nei bambini vedere quel carosello. Meno scontato, forse, notare che i piccoli telespettatori parteggiassero più per il cattivo, valutato più affine per via delle monellerie, che per il Gigante buono, visto come trasposizione di un papà o di un insegnante di scuola. “E che c’ho scritto Jo Condor?” chiedeva il cattivo. Sul suo berretto c’era davvero scritto Jo Condor. Quella frase è una delle più citate tra quelle degli spot di Carosello. E il video di quello spot conta oggi più di duecento mila visualizzazioni su You Tube. Ma è solo uno dei tanti frammenti ritrovabili in rete. Il mito di Carosello rivive ancora oggi.

Fine (articolo 10 di 10).

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Indice degli articoli su Carosello

Intro. Cos’è stato Carosello, per chi l’ha visto e per chi non c’era

  1. Perché esiste la pubblicità?
  2. Gli esordi e i primi miti
  3. Carosello tirò la volata al consumismo?
  4. Pubblicità e pedagogismo: le ingerenze della politica
  5. Il ruolo delle donne in Italia: la svolta degli anni ’60
  6. Genere televisivo a parte o vampiro buono?
  7. La frase “A nanna dopo Carosello” avrebbe potuto non esistere?
  8. La pubblicità crea bisogni di consumo falsi?
  9. Chi ha ucciso Carosello?
  10. Il mito di Carosello vive ancora oggi?

 

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