Calcio

(Video) Lazio-Inter 2-3 | Il sei all’ultima interrogazione diventa nove

Lazio-Inter 2-3, ora portate Spalletti in trionfo

Lazio-Inter 2-3, nerazzurri in Champions League dopo 7 lunghi anni. In una serata in cui sembrava girare, ancora una volta, tutto storto, l’Inter rimonta la Lazio e conquista, all’ultima giornata, l’ultimo posto per l’Europa che conta. Luciano Spalletti, nel post, non concede interviste: vuole lasciare le luci della ribalta ai suoi giocatori. Quei giocatori che con lui hanno realizzato l’impresa.

7 lunghi anni

Non esiste controprova. Nel calcio, non esiste mai la controprova. L’Inter c’ha provato e riprovato, in questi lunghi 7 anni, a ritornare in Champions League: sono cambiati giocatori, allenatori, proprietà. Ma non c’è riuscito mai nessuno a centrare l’obiettivo. Nessuno, fino all’arrivo del calvo di Certaldo. Rincorreva il 6 all’ultima interrogazione. L’ha trasformato in un 9.

Le promesse mancate

Ne ha dovute sentire e sopportare di ogni, in questi 10 mesi. Lui che la Champions l’aveva già raggiunta con Roma. Lui che, probabilmente, ha accettato la sfida impossibile sulla promessa di una rivoluzione della rosa dell’Inter. O, quanto meno, contava sull’arrivo di qualche giocatore in grado di spostare gli equilibri. E invece no. Tutto è rimasto pressoché immutato.

Milinkovic è mezza Lazio

Lo si è visto anche stasera. Di fronte ad una Lazio pugnace e tignosa, i nerazzurri hanno faticato a trovare distanze e sicurezza. Gli avevano promesso i cannoni. Spalletti si è ritrovato a lottare per un posto in Champions armato di arco e frecce. I biancocelesti sembrano una corazzata invincibile: troppo lo strapotere fisico dei vari Lulic e Milinkovic-Savic. Quest’ultimo regge da solo il peso dell’intera Lazio di Simone Inzaghi. Sempre determinante, soprattutto quando il gioco stenta a decollare.

Spalletti con l’arco e con le frecce

Ma nell’Europa che conta, ci va Spalletti con il suo arco e le sue frecce. Si è dovuto servire di qualche pietra, dura. Dura come la testa di alcuni giocatori: lui continuava a chiedere di costruire il gioco da dietro; loro continuavano a lanciare lungo. Dura come la testa di molti tifosi interisti che sognano sempre quello che non c’è. Il calvo di Certaldo ha usato la testa. Il solito cambio – Eder per Candreva – ha cambiato la partita.

Attimi di lucidità

L’italo-brasiliano ragiona, alza la testa, vede Icardi e lo serve. Per qualche frazione di secondo, il frenetico bomber nerazzurro si illumina: anziché calciare di prima intenzione, controlla e rientra. De Vrij scivola e lo travolge. Il rigore va trasformato. E Icardi stavolta non delude. Fino a quel momento, era stato poco lucido, quasi assente. Lì si è riscattato. Con lui, si è riscattata tutta l’Inter.

L’allenatore è quello lì

Tutto il popolo nerazzurro attendeva il momento del riscatto. Per completare il riscatto, è servito anche l’ingresso in campo di Ranocchia, arma in più sulle palle alte: prima di iniziare a fare a sportellate con Milinkovic, entra nella mischia nell’area avversaria e diventa decisivo nello smarcamento di Vecino. L’uruguaiano l’avrei tolto dopo la fine del primo tempo. Ma, per fortuna, non alleno io l’Inter. E, per fortuna, non la allenano nemmeno i tanti che diventano allenatori per un’ora e mezza e settimana.

Perché ci ha sempre creduto

A guidare i nerazzurri c’è Luciano Spalletti. Ed ora che l’obiettivo è stato raggiunto non c’è che da congratularsi con lui. Perché è riuscito dove molti altri avevano fallito. Perché c’è riuscito con l’arco e con le frecce. Perché non ha mai mollato. Perché c’ha sempre creduto, come tutti i veri tifosi interisti. Così il sei rincorso all’ultima interrogazione, nel 150esimo incontro fra Lazio ed Inter, si è trasformato in un nove: si è capovolto, come la stagione dei nerazzurri, come questa partita, come il destino di biancocelesti e nerazzurri. Ed è il nove delle lacrime di gioia e dell’entusiasmo di tutti i suoi tifosi, quelli veri. Il nove che merita un popolo che ha sempre supportato e sempre supporterà i colori della notte.

 

 

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