Attualità

Meglio una banda dell’uovo oggi?

Se siamo dove siamo, oppure – se preferite essere ancora ottimisti – se stiamo andando dove stiamo andando, è anche perché alcuni comportamenti violenti e razzisti hanno avuto la legittimazione da parte di esponenti politici di rilievo.

Tutto è ridotto a disputa

Salvini e Di Maio hanno cavalcato e fomentato l’odio, da sempre: il loro è stato un continuo ammiccamento verso quello che si è rivelato, nelle urne, terreno fertile. Oggi, entrambi rappresentano il paese. Ma, se qualcuno non si sente rappresentato da costoro, gli si obietta: “Abbiamo vinto noi. Ora tocca a noi”. Il “noi” e il “voi altri”: la semplificazione di ogni discussione trasformata in disputa. Non c’è confronto: “Noi vinciamo e voi perdete”.

Noi e voi altri

Non c’è dialogo. Tutto è ridotto ad un “noi contro voi”. E la cosa più grave è che sembra contare poco o nulla chi sia il nemico contro cui compattarsi. Basta trovare il debole di turno. O meglio, basta trovare una minoranza, o una fazione almeno apparentemente in minoranza. Così riesce più facile riuscire a mostrare la propria forza, tirare il petto in fuori. E vincere. Come già accaduto in occasione delle ultime elezioni.

Meglio una banda dell’uovo oggi?

Ma chi ha vinto? Di sicuro, sta perdendo la civiltà. Condannare gli episodi di inciviltà non conviene a nessuno. Non conveniva nella campagna elettorale pre-elezioni. E non conviene nemmeno adesso: prima o poi si ritornerà al voto. Piuttosto che condannare violenza e razzismo, correndo il rischio di inimicarsi quelli lì, meglio una “banda dell’uovo” oggi – come sono stati definiti gli aggressori di Daisy Osakue – e un paese di imbecilli domani.

Daisy Osakue ci rappresenta

Per questo breve articolo, scelgo la foto della giovane campionessa azzurra. Scelgo il suo volto sorridente e vincente. Il suo è uno dei tanti volti che ci rendono orgogliosi di essere italiani. I volti come il suo sono quelle dai quali vogliamo essere rappresentati. L’inciviltà non ci appartiene. Noi non siamo come quelli lì. Noi veniamo da secoli di storia, da secoli di evoluzione. E vogliamo guardare al futuro, con la consapevolezza del nostro passato e della nostra storia. Ma puntiamo ad andare avanti.

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