Attualità

Nessun gesto è fine a se stesso

Fra il trambusto estivo e quello social, oggi, 18 agosto 2018, è giornata di lutto nazionale. Travolti dai bagordi estivi e distratti dal fiume di polemiche seguite al crollo del Ponte Morandi, a molti sarà sfuggito. Ma oggi è il giorno per fermarsi e riflettere; riflettere su quanto accaduto.

Nulla riporterà in vita i morti. Nulla cancellerà il dolore per quelle vite spezzate. Alcune, davvero troppo presto. Ho sentito come un dovere seguire in tv la diretta dei funerali di Stato. Neanche questo serve né potrà servire a molto. Ma in momenti come questo possiamo recuperare l’umanità che i social e il mondo contemporaneo spesso sembrano averci portato via.

Negli abbracci e nelle parole commosse di quanti hanno partecipato alla cerimonia, ho rivisto quella umanità. Quella umanità che ogni giorno dovrebbe impegnarci a fare del nostro meglio nel nostro lavoro, nelle nostre famiglie, per le persone che ci stanno intorno.

Nessun gesto è fine a se stesso: non possiamo vivere isolati, come in una campana di vetro. Siamo costantemente a contatto con gli altri. Di questo dovremmo riprendere coscienza.

Anche a distanza e attraverso il freddo mezzo televisivo, è stato impossibile evitare di essere travolto da commossa partecipazione. Più volte ho avuto i brividi. Le parole del cardinale Bagnasco e la lettura dei nomi dei morti sono state scandite dagli applausi dei presenti. Questi due momenti, uniti alla preghiera dell’Imam al termine del rito cattolico, hanno segnato il culmine della commozione. Tutto molto triste. Tutto terribilmente toccante.

Un ponte crollato, delle vite spezzate, possono rappresentare la fine di tutto o l’inizio di un modo nuovo di interpretare la nostra esistenza. Noi e l’altro per fare meglio, insieme. Senza distanze; senza ostacoli; senza barriere; senza tornaconto personale; senza inutili calcoli. La vita non ammette calcoli. Su questo occorre riflettere. E fermarsi. Come ferma è la mamma di Mirko, da giorni, su quella panchina: attende di rivedere suo figlio riemergere dalle macerie. Come noi coltiviamo la speranza di veder riemergere la nostra umanità.

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