Cilento

27 anni vergine: la prima volta al Rifugio Cervati

Il prossimo 25 settembre compirò 27 anni. E mi vergogno a dirlo. Anzi, mi vergognavo a dirlo: non ero mai stato sul Monte Cervati. Era una vergogna, soprattutto perché sono chiainaro: nato e cresciuto a Piaggine, da genitori nati e cresciuti a Piaggine. Da ieri, posso dire di aver messo una pezza a questa mia mancanza: per la prima volta nella mia vita, ho messo piede al Rifugio Cervati, Casa Rosalìa.

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Rifugio Cervati, Casa Rosalìa, ingresso

Già!

Accompagnato da due Angelo, ho indossato la maglietta azzurra che celebra il Rifugio e “Piaggine, la montagna del Cilento“. Sul retro della maglietta campeggia, a caratteri cubitali, la scritta: “Già!”. Mi dicono che è un’espressione tipicamente piagginese. Riflettendoci, è vero: noi chiainari siamo spesso presuntuosi. E quell’espressione conserva la nostra presunzione e anche un briciolo di scherno verso il nostro interlocutore: la G iniziale si rafforza e ne vale almeno tre. È un’espressione che spesso mi ha fatto male, durante l’infanzia. Poi, ho capito che in realtà cela tutte le nostre insicurezze: la nostra è una presunzione di facciata.

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Monte Cervati, Eryngium Bourgatii (grazie a Francesco Vairo per la denominazione)

Una Panda può

Superata la paura per le avverse condizioni meteo, verso le 16 siamo partiti alla volta del Rifugio Cervati. A bordo di una vecchia Fiat Panda 4×4 ci sentiamo invincibili: da sempre. è considerata la vettura migliore per dominare tutte – o quasi tutte – le imperfezioni del nostro manto stradale. È entrata di diritto nel nostro folklore. L’Angelo alla guida ostenta sicurezza: lui conosce la strada, le sue imperfezioni: ci guida e ci descrive i posti e i luoghi che andiamo ad attraversare.

Alla prima fontana, l’Acqua del Cavalli, la prima sosta. È l’occasione per un selfie, venuto male. Il tempo di bere un po’ d’acqua fresca, ci raggiungono due turisti: un anziano signore ed una donna di mezza età. Ci chiedono informazioni per arrivare sul Monte Cervati. Gli sconsigliamo di inoltrarsi con la loro vettura e gli offriamo di accompagnarli con la nostra. Non si convincono. Decidono di seguirci.

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Monte Cervati, mucche al pascolo lungo il tragitto

More ingrossate dalle piogge

Arrivati al Chiano r’ rota, imbocchiamo la strada non asfaltata. Ci seguono, ma solo per pochi metri. Constatate le difficoltà per una macchina nuova e bassa, cambiano idea. Loro riscendono in paese e si dirigono verso Sicignano degli Alburni: ci hanno chiesto le indicazioni per arrivarci. Noi proseguiamo la salita verso la nostra destinazione. Prima di proseguire, approfitto della sosta per rimediare ad un’altra mancanza delle mie ultime estati: le more. Qui sono più grosse e più carnose rispetto alle prime che avevo incontrato nella sosta alla prima fontana. Poco più su, molte sono ancora rosse: ancora non sono mature; e, forse, non matureranno mai.

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Monte Cervati, la strada che conduce al Rifugio

Strada dissestata dalle piogge

Quando siamo giunti a poco più di mezz’ora dal Rifugio, Angelo ostenta la propria sicurezza. Il suo è l’ennesimo elogio alla nostra vettura: “Stiamo andando piano piano. Ma ci stiamo arrivando sani e salvi!”. Il tempo di terminare la frase ed un rumore sordo annuncia l’intensificarsi del rumore del motore: sta accelerando a vuoto. “Lo sapevo!”, esclama. Si è sganciato il cambio, dopo aver urtato uno dei sassi presenti sulla strada. Ci fermiamo sul ciglio della strada, in attesa di capire il da farsi.

La prima sorpresa

Dopo un attimo di sconforto, i due Angelo risolvono il problema. E siamo pronti a ripartire. Nel frattempo, ne ho approfittato per guardarmi intorno. Tra gli alberi, le foglie ancora bagnate e i funghi, avevo iniziato a scattare qualche foto. Stavo per fotografare un grosso albero, quando sono stato distratto da una macchia gialla. Mi avvicino al tronco dell’albero squarciato nella sua parte inferiore. Lì si era formata una piccola conca d’acqua. Abbastanza piccola da offrire ristoro ad una salamandra. Mi era già capitato di vederne una. Ma a questa piaceva essere osservata e immortalata.

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Monte Cervati, salamandra (foto di Felice Tommasino)

Prima di arrivare a 15 minuti di cammino dal Rifugio, la macchina ripropone lo stesso scherzo un paio di volte. Evitando il rischio di rimanere impantanati nel fango, la parcheggiamo e proseguiamo a piedi: l’ultimo tratto è proibitivo anche per un’auto impavida come la Panda: le piogge hanno reso la stradina impervia e scivolosa. Anche alcuni forestieri col fuoristrada incontrano non poche difficoltà: cercano la vetta, per una foto; e un posto dove raccogliere i funghi porcini. Noi, intanto, andiamo al Rifugio.

Briganti del Cervati

Lì troviamo ospitalità, facce note e facce sconosciute. Soprattutto, troviamo l’evento per il quale eravamo lì: Briganti del Cervati. Attraverso il racconto del professore Felice Di Perna conosciamo la storia dell’avvocato Giuseppe Maria Tardio: un brigante non brigante. Il professore, suo discendente, ci spiega le motivazioni che spinsero Tardio ad intraprendere la sua azione militare. C’era un popolo affamato ed ingannato di cui prendere le difese. Nato nel 1834 e laureatosi con il massimo dei voti a Napoli, l’avvocato Tardio aveva deciso di fare ritorno a Piaggine, la sua terra natìa, per far valere i diritti dei suoi concittadini. Per difendere i più deboli, aveva guadagnato le antipatie dei borghesi locali. Antipatie che pagò con la reclusione e la morte, nel carcere di Favignana. (Il racconto completo qui >)

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Monte Cervati, il bosco che protegge la stradina che conduce al Rifugio

Convegno a 1597 metri

Al convegno in alta quota – 1597 metri, per l’esattezza – ha preso parte anche il giornalista e scrittore Pino Aprile. Lungo ed interessante il suo intervento sul Meridione, interrotto per pochi minuti soltanto dal freddo che ha costretto gli organizzatori e gli astanti a spostarsi all’interno del Rifugio Cervati. Quando è ormai calato il buio e quando inizia ad esibirsi Domenico Monaco, preoccupati dalle condizioni della nostra Panda, decidiamo di fare ritorno in paese. Abbiamo appena fatto in tempo ad ammirare anche le doti canore di Aprile: ha suggerito una strofa da aggiungere alla canzone Brigante se more e, accompagnato dal contastorie del Cilento, ce l’ha fatta sentire.

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Rifugio Cervati, convegno Briganti di Cervati

La luna illumina Angelo Loia

Senza mai cambiare marcia – per evitare il ripresentarsi dell’inconveniente – proseguiamo lentamente la nostra discesa. Fuori è buio pesto. La luce della Luna giovane squarcia le poche nuvole spinte dal vento. Quella luce illumina la sagoma di un uomo con la coppola. Si è fermato con la sua station wagon a pochi metri dall’incrocio per la Fontana dei Caciocavalli. Angelo, il nostro autista e meccanico, lo riconosce: è Angelo Loia. È uno dei cantautori cilentani più conosciuti. Sta aspettando che qualcuno lo venga a prendere per portarlo su: anche lui si esibirà al Rifugio Cervati.

Brividi al buio

Decidiamo di fargli compagnia durante l’attesa. “Ma vi perdete la musica!”, ci fa notare quando gli diciamo che stiamo ritornando in paese. “Mo’ ve la canto qui qualche canzone”. Si dirige verso l’auto e ritorna con una delle sue due chitarre. L’ha imbracciata, ha poggiato un piede sulla ruota posteriore della nostra auto ed ha iniziato a suonare e cantare: Scarrafone, Tuppi tuppi, e l’omaggio a Marco Bruno A Vita è na tarantella: Angelo Loia unplugged, solo per noi: da brividi. Arriviamo in paese che sono ormai le 23. Ma ne è valsa la pena: 27 anni per prepararmi a questa prima volta, ma ne sono rimasto ugualmente sorpreso. Perché la vita ha più fantasia di noi.

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