Attualità

11 settembre, quel pomeriggio assolato con gli occhi di un bambino

Era un pomeriggio assolato, come oggi. Dalle fessure della tapparella abbassata entravano i raggi di un sole ancora caldo. Noi in famiglia eravamo davanti alla tv, come ogni pomeriggio, nelle ore dopo pranzo. Io attendevo e speravo che iniziasse un film di Totò. Per un lungo periodo, la Rai ne trasmetteva uno o due, durante i pomeriggi estivi. Da un po’, non succedeva più. E non ricordo quale programma aveva preso il posto di quella rubrica. Di lì a poco avrei compiuto 10 anni.

Non ricordo esattamente l’ora. Non ricordo se erano da poco passate le 15, o se mancava poco alle 15. Ricordo che l’abitudine di un pomeriggio di fine estate venne rotta da un evento eccezionale. Su quel divano, davanti ad un film di Totò, ad una tappa del Tour o della Vuelta, avrò mangiato chili d’uva. Quel pomeriggio fu diverso.

Fu improvvisamente diverso. Non era più il tempo delle grandi corse a tappe. E lo avevo capito; non c’era più la rubrica dedicata ai film di Totò e ne stavo per prendere coscienza; ma mai avrei pensato che sarebbe arrivato il momento di fare i conti con un’edizione straordinaria del Tg. Iniziò così quel pomeriggio diverso. La sigla del Tg 1, a quell’ora, ruppe la routine.

Ricordo poche immagini sfocate. Ricordo che all’inizio di pensava ad un incidente. Poi, con il passare dei minuti, gli addetti ai lavori, i giornalisti in tv e i miei, qui a casa, si resero conto che non era un incidente. Non poteva essere un incidente. Erano, eravamo, tutti spettatori dello stesso evento. Tutti lo stavano, lo stavamo, vivendo insieme: l’eccezionale che irrompe nella normalità e fa sentire tutti impotenti.

Quel pomeriggio mi resi conto, ci rendemmo conto, di quanto è grande il mondo; di quante cose più grandi di noi ci sono al mondo. Eravamo impotenti. Siamo impotenti. Con il passare dei giorni scoprimmo che nulla sarebbe stato come prima. Quel pomeriggio eccezionale aveva cambiato tutto. Seguirono, in quei giorni e nelle settimane successive, altre edizioni straordinarie del Tg. Ma è come se tutte le successive fossero figlie di quella prima edizione straordinaria: quel pomeriggio si era aperta una ferita, in ognuno di noi. Quella cicatrice la porteremo addosso a vita. E ce ne rendemmo conto subito. Tutti.

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5 risposte »

  1. Io quelle edizioni dei Tg non le ho viste
    Ero impegnato a dirigere un corso di aggiornamento presso l’IRRSAE di Bologna (un istituto di ricerca per insegnanti della Regione emiliano-romagnola).
    Abbiamo concluso i lavori verso le 16 con un brindisi. Quando sono uscito in via Ugo Bassi per prendere l’autobus ho sentito alcune signore parlare di “terza guerra mondiale”
    Hai perfettamente ragione. Niente è stato più come prima.

    Piace a 1 persona

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