Calcio

Vincere non è l’unica cosa che conta

Sembrava l’ennesima serata storta. L’ennesima partita il post sarebbe diventato l’ennesimo esercizio di congiuntivi imperfetti. E poi i fantasmi di Simeone, Conte e, per i più arditi, quello di Zenga. Avremmo avuto polemiche arbitrali infinite, le solite. Ognuno avrebbe trovato un alibi differente. Perché il calcio è così: ognuno ha il suo punto di vista. Poi in campo ci vanno i giocatori. E sono loro a decidere come va a finire.

Stava decidendo ben poco Icardi fino al minuto ’86. La sua figura era ridotta ad un alone nero e azzurro che faceva di tanto in tanto capolino sullo schermo. Troppo più maturo e più completo Kane: gioca a tutto campo; accorcia e fa salire la squadra; lotta su ogni pallone; si sacrifica in copertura. Un uragano, appunto. E l’argentino lì a sbracciare.

Ci sarebbe stato da imprecare contro la sfortuna per quella palla carabolata alle spalle di Handanovic al 53′, deviata da Miranda. Ma qualcuno avrà potuto notare che il portiere nerazzurro, ultimamente, la respinge quasi sempre centrale: di pericolo in pericolo. Sono giocatori e decisioni tutto, o quasi tutto, loro. Anche l’arbitro è in campo per prendere decisioni: discutibile la scelta dei cartellini. Qui, altri alibi ed altre scuse.

Poi, la fortuna gira, come la palla. E proprio una pallaccia crossata in malo modo da Asamoah, pesca Icardi al limite dell’area. Quella palla che va quasi sempre dove sta lui. Il resto è puro istinto. Il resto è pura emozione che riaccende la partita dell’Inter, i cuori dei suoi tifosi e l’entusiasmo di tutti gli sportivi.

L’urlo di San Siro restituisce vigore e coraggio alla squadra di Spalletti. Si continua a boccheggiare, a sbagliare, a commettere errori di frenesia ed assenza di lucidità. Ma con coraggio l’Inter ricaccia dietro il Tottenham. E nell’assedio finale la fortuna gira ancora. Un batti e ribatti, poi, la riprende ancora Vecino: dopo quattro mesi dal gol che ha riportato l’Inter in Champions League, l’uruguaiano la spinge in rete di nuovo, di nuovo di testa, al 92′. È delirio. Piccola nota a margine: con Nainggolan, Politano e De Vrij, Vecino è stato tra quelli più in partita, dall’inizio alla fine.

Il belga è visibilmente non in condizione: lento e macchinoso, ma la sua presenza si sente nei contrasti e nel recupero palla. L’italiano è arrivato tra i mugugni di molti, ma sta confermando di avere la personalità per stare dove sta: ottimo esordio in Champions League. L’olandese ha mostrato fin dai primi minuti forza e carattere: una certezza per tutti i 90 minuti.

Non si è vinto niente. Ma ci si è emozionati tanto, fino alle lacrime. Perché lo sport è anche emozione. Senza emozione, diventa un mero esercizio di stile. Vincere non può essere l’unica cosa che conta.

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