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Inter, se rispunta Joao Mario…

“Quelli che non ci sono, sono sempre i più bravi. Fanno più gol e fanno più punti”. Qualche giorno fa, rispondendo al commento di un amico, mi è balenato in testa un pensiero simile. Si tratta di una riflessione che ho maturato da tempo sull’Inter e sull’interismo. Noi interisti siamo così: eccessivamente euforici o eccessivamente malinconici. Ma il nostro male più grande è la nostalgia. La nostalgia per ciò che abbiamo provato. O, peggio ancora, la nostalgia per qualcosa che non abbiamo provato in prima persona: abbiamo visto altri provarla e vorremmo provarla anche noi.

La storia passa dal presente

Qualcuno se ne è accorto. Qualcun altro se ne sta accorgendo. Qualche altro ancora avrà bisogno ancora di un po’ di tempo. Il futuro dell’Inter non può passare dal passato; né da un più o meno probabile futuro. Non passa dalle ipotesi; né dai sogni. Il presente è l’unica cosa che conta. Il presente è una scelta: questione di attimi o forse meno. Un pò come è capitato contro il Tottenham: Asamoah, anziché crossare in area, pesca Icardi al limite dell’area; l’argentino anziché stopparla si coordina al volo e cambia la storia di quella partita. La storia passa dagli attimi e dagli uomini presenti in quell’attimo.

Una notte non basta

Inutile rincorrere ipotesi. La storia la si può cambiare solo agendo ed agendo subito. Se davvero l’Inter avrà svoltato, lo scopriremo presto. La squadra non è ancora fisicamente al top. Spalletti sa di non avere alibi. Ma per far crescere questo gruppo non c’è altra strada che passare da scelte sbagliate o discutibili. L’ossatura della rosa è quella che abbiamo visto tutti dare più di un cenno di schizofrenia: attimi di grande personalità e sicurezza a fasi lunghe di buio. Ed per questo che serve un pizzico di pazienza. Perché non si può passare, in notte, da un quarto posto raggiunto con fatica all’ultima giornata all’essere competitivi per lo scudetto. Serve tempo.

Serve anche Joao Mario

E serve che tutti remino nella stessa direzione. Per questo, sarà importante avere a disposizione anche uno come Joao Mario. Spesso flemmatico e quasi sempre fuori ruolo, era sul piede di partenza. Invece è restato. Sarebbe deleterio trattarlo da separato in casa. I compagni e lo staff del tecnico ne apprezzano l’impegno e la professionalità. Le sue doti tecniche non si discutono. Occorre trovargli la giusta collocazione in campo. Perché anche il portoghese potrà essere utile alla causa dell’Inter.

Ranocchia e Brozovic gli esempi

Spalletti ha già recuperato Ranocchia e Brozovic. Entrambi rimasti più per caso che per una scelta voluta, si sono rivelati utili all’occorrenza. Il croato è andato addirittura a riempire una casella da troppi anni vuota nel centrocampo nerazzurro. E sono convinto che a breve toccherà la stessa sorte anche al portoghese. La stagione è lunga. Ed ognuno dovrà dare il proprio contributo.

“I fischi li voglio trasformare in applausi”

Nell’intervista rilasciata a Sky Sport, Joao Mario ha palesato tutta la sua buona volontà. Si è detto più maturo rispetto al primo periodo all’Inter. Assumere un atteggiamento negativo sarebbe deleterio sia per lui che per la squadra. “Dal movimento del mio corpo sembra quasi che io non ci sia, che non dia il massimo, ma non è così. Si tratta di un atteggiamento su cui posso e devo lavorare. Adesso, però, i fischi li voglio trasformare in applausi”, ha detto.

Nessuno indispensabili ma tutti utili

Il ruolo? “Come secondo mediano in un centrocampo a due forse mi posso trovare meglio. Come trequartista, invece, farei fatica. Ho capito che qui in Italia in quella zona del campo ci deve essere qualcuno capace di fare molti gol, il che non è una mia caratteristica. Mi piace più far girare la palla”, osserva. Presto ogni pezzo del puzzle andrà al suo posto. E Spalletti troverà una collocazione anche per Joao Mario. Perché se è vero che nessuno è indispensabile, è vero anche che tutti possono essere utili.

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