Calcio

Barça-Inter 2-0 | Niente imbarcata, ma…

L’Inter cade a Barcellona. Ma non tutte le sconfitte vengono per nuocere. Si può fare meglio. E questo è un grande punto di partenza.

Il Camp Nou è quanto di più simile possa esistere ad un matrimonio perfetto fra il calcio e la felicità. Sotto la scritta “Mes que un club” si celebra la festa del calcio. Ed i protagonisti, novantanove volte su cento, sono i padroni di casa. Lì, il calcio è un’altra cosa. Lì, lo sport è un’altra cosa. È sufficiente trascorrervi pochi giorni per rendersene conto. Nei giorni che anticipavano Barcellona-Inter, si è spesso fatto ricorso ai ricordi e alle immagini dell’aprile 2010. Ma si è spesso tralasciato il fatto che anche quell’Inter eroica – quasi tutta la partita la giocò in inferiorità numerica – uscì sconfitta dal Camp Nou. 1-0 con brivido nel finale e strada spianata verso la leggendaria vittoria nella finale di Madrid.

L’Inter ha mentalità

Il Barça di adesso, quello di ieri senza Messi, non è il Barcellona di allora. Ma la filosofia è immutata. Pensare di andare lì e fare la partita è da coraggiosi, come da coraggiosi è entrare nella tana dei lupi: sperare di uscire illesi è impossibile. L’Inter non è quella del Triplete. Certe emozioni non tornano. Ma, dopo sei anni e mezzo, i nerazzurri sono tornati nell’Europa dei grandi ed è logico aspettarsi che debbano attraversare, inevitabilmente, un percorso di crescita. Un percorso ambizioso, come sottolineato dai protagonisti nel post, che non può non passare attraverso partite come quelle di ieri sera.

Se si è arrivati a dire che l’Inter avrebbe potuto e dovuto fare di più è perché la squadra di Spalletti sta trasmettendo a tutti sensazioni positive. La strada intrapresa è quella giusta. Non è certo una sconfitta arrivata contro il Barcellona a poter cambiare il giudizio positivo avuto fin qui. Se è vero che vincere aiuta a vincere – il mondo Inter se ne è reso conto nelle ultime settimane – è anche vero che dalle sconfitte si può e si deve trarre insegnamento.

Primo tempo sbagliato

Il divario tecnico tra i blaugrana ed i nerazzurri c’è e sempre ci sarà, come ci sarà fra i primi e tutte le altre squadre di calcio. Ma l’Inter poteva avere maggior coraggio, soprattutto nel primo tempo. Durante i primi 45′, faceva enorme fatica a tenere la palla. Non è stato bravissimo Icardi, a far salire la squadra quando i compagni si sono appoggiati su di lui; Borja Valero faticava a trovare la posizione; e Candreva era spento e poco reattivo.

Politano è la marcia in più

Si è visto qualcosa di meglio nel secondo tempo. L’Inter ha approcciato bene i primi 15 minuti della ripresa, soprattutto grazie all’ingresso di Politano. Ha dato vivacità e brio al pressing, permettendo all’Inter di alzare il proprio baricentro per tentare di far male al Barcellona. Anche per Brozovic è stata un’altra partita. Fino al minuto 75′, i nerazzurri sono rimasti in partita. Poi, gli spazi inevitabilmente concessi al Barça hanno favorito il raddoppio dei padroni di casa.

Perisic non è una novità

A nulla è servito l’ingresso in campo di Lautaro Martinez. Sul piano dell’agonismo, ha sicuramente fatto meglio di Borja. Ma, nelle pochissime volte in cui è stato coinvolto, è mancato nella corretta gestione della palla. Il mancato passaggio a Keita in favore di un tiro in porta masticato grida ancora vendetta. Ma il ragazzo è giovane ed avrà modo di rifarsi. Chi è un po’ meno giovane è Perisic: da lui ci si aspetta ancora il salto di qualità. Ma forse non arriverà mai. La discontinuità è il suo marchio di fabbrica.

Icardi meglio nei secondi 45′

Discontinuo nei 90′ anche Icardi. Eppure, ha avuto un paio di occasioni per far male alla squadra che lo ha cresciuto. Se l’Inter è cresciuta nel secondo tempo è perché anche la partita del suo centravanti è cresciuta. Ho visto penalizzare Skriniar nelle pagelle della partita. Non mi trovano d’accordo: nell’uno contro uno è stato insuperabile. Chiedere a Coutinho. Paga l’errore sul gol di Rafinha. Ma l’assistenza di Suarez è clamorosa. Diligente anche la partita di Miranda.

Cosa ci si aspettava?

C’è del buono da cui ripartire guardando al futuro con fiducia. Temevo l’imbarcata, con inevitabili ripercussioni sul morale di una squadra che ha appena iniziato a costruire le sue certezze. E invece è arrivata una dignitosa sconfitta. Addirittura, possiamo dire che la squadra può fare meglio. Se guardo indietro, appena di qualche settimana, mi pare un grande passo avanti.

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