Calcio

Accade raramente. Ma lui…

Lazio-Inter 0-3, i nerazzurri vincono, convincono ed agguantano il Napoli al secondo posto. Ma c’è da lavorare, affinché non sia solo un caso.

Raramente accade che il remake di un film riesca ad eguagliare il successo dell’originale. L’avrà tenuto presente Luciano Spalletti, mentre preparava Lazio-Inter. Una partita “mai banale” come l’ha definita, in fase di presentazione, Maurizio Compagnoni. E Lazio-Inter ha poco di scontato. Non serve tornare indietro di molto tempo, per rivivere le emozioni thriller di questa partita: era maggio e l’Inter si aggrappava a quella partita con la forza della disperazione; la disperazione di chi sa di non poter fallire, per l’ennesima volta, l’obiettivo stagionale.

A Roma per fare la partita

Lazio-Inter di ieri sera non è stato un remake, ma un sequel. Il sequel della recente storia dell’Inter. Spalletti avrà tenuto presente anche la prestazione passiva dei suoi al Camp Nou: lì è sempre difficile riconoscere più demeriti dei propri giocatori che meriti dei blaugrana. Qualcuno riconoscerà: ubi maior… Ma all’Olimpico è un’altra storia. L’Inter vuole fare la partita. E la fa.

Si griderà al miracolo?

Nel sequel della sfida di maggio, spiccano due attori rivelazione. Il primo è Joao Mario, titolare a sorpresa. Qualche malizioso avrà pensato: Spalletti confida nel mal tempo e nel rinvio della partita: coglie l’occasione per lanciare un segnale al portoghese, senza correre il rischio che la squadra possa risentire del suo inserimento. I più romantici sperano invece di potersi trovare di fronte all’ennesimo miracolo del tecnico di Certaldo. La sua partita terminerà dopo 57 minuti, con una precisione nei passaggi del 79,5%, e dopo aver vinto 3 dei 5 uno contro uno tentati.

Chi ha visto Milinkovic-Savic?

Il secondo è Milinkovic-Savic. La sua stagione è iniziata sotto tono, per usare un eufemismo. Se la strategia del serbo è quella di far abbassare le pretese di Lotito per il suo cartellino con prestazioni non degne di nota, gli sta riuscendo benissimo. Abituati a vederlo spaccare le partite, c’è da sorprendersi nel vederlo terminare la partita con appena 4 uno contro uno vinti, sui 13 tentati.

La bussola

A centrocampo non c’è storia, quando gira Marcelo Brozovic: 79 passaggi riusciti (91,9% del totale); 10 palle lunghe riuscite su 13; ed un gol che ha messo la partita in mano ai nerazzurri. “Ha la bussola nei piedi”, dirà Spalletti. Ma il croato non si limita ad indicare la via: quando in serata, fa da apripista. Vince 7 dei 10 uno contro uno tentati; e dribbla gli avversari (2 volte su 3). Al suo fianco, l’altro alfiere è Vecino. Non male nemmeno la sua precisione, per uno di gamba e sostanza: in 87 minuti, prima di lasciare il posto a Gagliardini, completa 40 passaggi (80% del totale).

Lo fa lui e lo fa sempre meglio

Poi, davanti c’è quello lì. Quello che sembra dire: “Voi datemela che io la butto dentro!”. Per Icardi, Lazio-Inter finisce con due tiri in porta, due tiri fuori, ma soprattutto due gol. L’ha aperta e l’ha chiusa lui. La palla l’ha presa, l’ha difesa e l’ha smistata ai compagni. Forse, come mai si era visto fin qui, è stato la spalla forte su cui il gioco dell’Inter si è potuto appoggiare. Forse, hanno ragione quelli che dicono che affinché una squadra giochi bene, devono giocare bene i suoi attaccanti!

Spalletti tarantolato

A fine partita, attacca anche Spalletti. Ormai, è consuetudine. Non manca occasione per battibeccare con giornalisti ed opinionisti. Sembra tarantolato. Permaloso? Chissà. Ma ha ragione quando dice che l’Inter deve stare attenta a non diventare l’anti se stessa: prima ancora che guardare alle squadre che li precedono in classifica, i nerazzurri devono stare attenti a quelli che possono essere i propri limiti. Il secondo tempo dell’Olimpico, in una partita oggettivamente dominata, non ha evidenziato un atteggiamento da primi della classe. Il fatto che Spalletti stia lì a rimarcarlo è sintomo di mentalità. Quella mentalità che l’Inter sta cercando di costruirsi, partita dopo partita.

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