Calcio

Higuain, la Juve non è umorale

Milan-Juve 0-2, la voglia di rivalsa di Higuain si infrange contro il muro bianconero. Nel post, la prova da fuoriclasse del Pipita.

Quella di San Siro era la sua notte. E quel rigore era il suo rigore. Ma Higuain ha fallito: ha fallito il rigore; e poi ha fallito in tutto il resto. Lui è uno di quei giocatori che fanno amare il gioco del calcio. Lui è un fuoriclasse, ben al di sopra della media degli altri attaccanti in circolazione. Ed è anche al di sopra di tutti i suoi attuali compagni di squadra. La dimostrazione è arrivata anche nel primo tempo di Milan-Juve: Higuain scatta sulla sinistra e di sinistro mette in mezzo una palla arretrata, anziché nello spazio: Castillejo non si ferma, va dritto per dritto e supera la palla.

Desideri di grandezza

Il Pipita è intelligente. Il Pipita è umorale. Lo sa bene Gattuso, che lo avrà invitato più volte a mantenere la calma nella sfida della rivincita con la Juve. La Juve non è umorale: lo ha sedotto, lo ha esaltato e poi l’ha mollato. Higuain non è semplicemente l’amante tradito: lui ha tradito l’amore per Napoli e per il Napoli per l’umano desiderio di grandezza, oltre che per sfuggire all’ego di De Laurentiis. Higuain per la Juve ha lottato, ha segnato. Poi è arrivato Cristiano Ronaldo: il desiderio di grandezza del Pipita si è scontrato con il desiderio di grandezza della Juve.

L’inerte Rodriguez

Higuain ha sposato il Milan. Non è il Milan degli anni migliori e lo si capisce da lontano un miglio. Il promemoria è arrivato presto, anche in Milan-Juve: dopo un buon approccio dei rossoneri, Mandzukic svetta sull’inerte Rodriguez e fa 0-1. La partita difficile del Pipita da in salita diventa quasi un muro insormontabile. Ma Higuain gioca e lotta, con rabbia e con orgoglio. Prima della fine del primo tempo, guadagna un calcio di rigore. Lui va. È il suo rigore, nella sua partita, anche se i rigori non sono esattamente la specialità della casa. Szczesny indica l’angolo alla sua destra. Il Pipita, sguardo basso e rabbia, mastica la palla: parata, palo e via. Un macigno sull’orgoglio e sulla voglia di rivalsa di Higuain.

L’ombra accecante di CR7

Si può solo immaginare cosa è potuto passare nella testa del Pipita da quel momento in poi. Quel colpo avrebbe abbattuto chiunque. Higuain rimane in campo, psicologicamente caracollante, fino al minuto 81′. In quel momento si materializzano gli spettri le turbe del Pipita: segna Cristiano Ronaldo, nella San Siro che è ora la nuova casa di Higuain. 2-0 per la Juve e partita in cassaforte, più di prima. Per di più, parte dello stadio partecipa all’esultanza di CR7. Accade ormai in tutti gli stadi d’Italia. Quel “Uh!” ha probabilmente spento il lume nella testa di Higuain. Due minuti dopo, fallo, giallo, proteste e rosso: il Milan-Juve del Pipita finisce nel peggiore dei modi. Come gli era già successo in un Udinese-Napoli, Higuain ha perso la testa.

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Voglio chiedere scusa a tutti per il comportamento avuto ieri in campo, ai miei compagni alla società , ai tifosi che da ieri mi stanno dimostrando ancor di più il loro affetto. Mi faccio carico delle mie responsabilità e farò il possibile perchè non ricapiti. ❤️❤️❤️ #grazieatuttiperilsostegno 👏👏👏 Quiero pedir disculpas a todos por el comportamiento de ayer de la expulsion , al equipo, a la sociedad , a los hinchas que a pesar de lo ayer me demuestran su cariño todo el tiempo. Somos personas tambien y tenemos sentimientos pero me hago responsable y espero que no vuelva a suceder. Algunos lo entenderan otros no . Igualmente pido disculpas a todos. Que tengan una linda vida.

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Umana compassione

Gli occhi gonfi di rabbia vengono rapidamente bagnati dalle lacrime. Ed è in quel momento che Higuain ha meritato la compassione di tutti noi. Compassione nella sua accezione più alta: dal latino cum patior – soffro con. Il Pipita è un essere umano, come tutti noi, come Buffon contro il Real Madrid. Prova sentimenti umani. E da umano sbaglia, anche se è un fuoriclasse. Ma da fuoriclasse, subito dopo la partita, ha chiesto scusa. Se è vero che tutti sbagliano, è vero che pochi sanno chiedere scusa.

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