Cilento

San Nicola a Piaggine, in Italia e nel mondo

San Nicola, vescovo di Myra divenuto popolare in tutto il mondo. Ma come arrivò in Italia il santo che ha ispirato la figura di Santa Claus?

Tutto ebbe inizio nel 1087, quando una spedizione di baresi si mosse per trafugare le spoglie del santo dalla città ellenica di Myra (oggi Demre, in Turchia). La città di cui San Nicola era stato vescovo era divenuta, nel frattempo, musulmana. I baresi volevano rilanciare le sorti della propria città. La presenza in città delle reliquie di un santo avrebbe fatto di Bari mèta di pellegrinaggi, generando benessere economico per l’indotto economico generato. All’epoca, Bari era stata conquistata dai Normanni ed aveva perso il proprio ruolo di capitale bizantina.

San Nicola: reliquie divise fra Bari e Venezia

Dal 1089, le spoglie del santo vennero dunque poste nella cripta della Basilica eretta in suo onore. Eppure, si narra di una seconda traslazione che vide protagonisti i veneziani, che durante la prima crociata (1099-1100) approdarono proprio a Myra. Al loro arrivo in città, venne loro indicato il sepolcro vuoto dal quale erano già state sottratte le spoglie di San Nicola. Qualcuno ha raccontato che in un ambiente secondario, dove erano avvenute le cerimonie, i veneziani avessero ritrovato alcuni minuti frammenti ossei. Frammenti che vennero condotti nell’abazia di San Nicolò del Lido. San Nicolò venne proclamato protettore della flotta della Serenissima.

Il prof. Luigi Martino, docente di anatomia umana e normale all’Università di Bari, ha rilevato, in seguito a due ricognizioni, che le reliquie sono divise fra le due città: Bari possiederebbe i frammenti ossei di maggiori dimensioni, mentre Venezia i frammenti più minuti (circa la metà dello scheletro), e che questi ultimi sono “complementari con le ossa conservate a Bari”.

San Nicola porta doni

La figura di San Nicola è da sempre associata al ruolo di porta doni. Ma da dove nasce questa associazione? Probabilmente, si lega ad un episodio della vita del santo. Un episodio antecedente alla sua ordinazione vescovile. Si racconta che San Nicola abbia incontrato una famiglia nobile caduta in miseria. Il capofamiglia per sopperire all’indigenza aveva deciso di avviare le proprie figlie alla prostituzione. L’onta venne evitata proprio da San Nicola che, di nascosto, fece scivolare tre palle d’oro dalla finestra della casa della famiglia. Con la dote così acquisita, le tre fanciulle poterono sposarsi.

Esso parlava ancor de la larghezza
che fece Niccolò alle pulcelle,
per condurre ad onor lor giovinezza
(Dante, Purgatorio XX, 31-33)

Le tre palle d’oro, o i tre sacchetti di monete d’oro, costituiscono insieme al bastone pastorale l’emblema di San Nicola. Il santo è spesso raffigurato nelle vesti di vescovo, con mitra e pastorale. Nella Chiesa russa ortodossa, è spesso la terza icona insieme a Cristo e a Maria col Bambino nell’iconostasi delle chiese.

Oggi, in abito rosso bordato di bianco

L’attuale rappresentazione in abito rosso bordato di bianco muove dal poema A Visit from St. Nicholas del 1821 di Clement Clarke Moore, che lo descrisse come un signore allegro e paffutello, contribuendo alla diffusione della figura mitica e folkloristica di Babbo Natale. Una delle sue rappresentazioni più famose è quella legata alla pubblicità della Coca-Cola dove appare rubicondo, di rosso vestito e con la barba bianca, che viaggia nel cielo su una slitta trainata dalle renne.

Dal 1931, la rappresentazione più famosa

La pubblicità della multinazionale americana debuttò nel 1931 e nacque dalla penna dell’illustratore Haddon Sundblom, che mise insieme i ricordi di San Nicola e il personaggio dello “spirito del Natale presente, descritto da Charles Dickens nel racconto Canto di Natale. A portare il culto del Santo a Nieuw Amsterdam (New York) in America furono gli olandesi.

Da Sinterklaas a Santa Claus

Nei Paesi Bassi, in Belgio e in Lussemburgo, Sinterklaas (Kleeschen in lussemburghese) viene festeggiato due settimane prima del 5 dicembre, data in cui distribuisce i doni. Il culto di San Nicola fu portato a Nuova Amsterdam (New York) dai coloni olandesi sotto il nome di Sinterklaas, dando successivamente origine al mito nordamericano di Santa Claus, che in Italia è quindi diventato Babbo Natale. Sinterklaas appare come personaggio in numerose storie a fumetti Disney di produzione olandese.

San Nicola a Piaggine

A San Nicola è intitolata la chiesa più grande di Piaggine. Venne eretta nel 1500, quando la contea di Laurino – di cui Piaggine faceva parte – era stata già acquistata da Francesco Rovertera, luogotenente della Regia Camera della Sommaria. La contea era stata definitivamente tolta ai Sanseverino da Ferdinando il Cattolico per ribellismo alla corona e acquisita al Regio Fisco.

san_nicola_piaggine_cilento_20181206_175356676017425471429125.jpg

Piaggine, Chiesa di San Nicola, la statua del santo patrono.

La chiesa di San Nicola di Myra a Piaggine

La chiesa parrocchiale di San Nicola era gestita da sacerdoti secolari della Collegiale di S. Maria Maggiore di Laurino. Da questa, si divise nel 1555 senza ottenere porzione delle rendite, eccezion fatta per un ostensorio di argento e poche altre suppellettili, come racconta

Fino al Concilio di Trento (1545-1563), fu relegata a ruolo di semplice luogo di culto, essendo privata dell’esercizio delle funzioni sacre. In seguito, cominciò ad officiare le sacre funzioni. Ed un secolo più tardi, nel 1645, ottenne il fonte battesimale. Fino ad allora, i neonati di Piaggine venivano condotti a Laurino per il battesimo. Si tramanda memoria di una campanella posta su di una collina detta Cancello, proprio al confine fra Laurino e Piaggine, che serviva per avvertire dell’arrivo di un fanciullo per essere battezzato. Una conquista, quella del fonte battesimale, merito della crescita demografica di Piaggine (uno dei due Casali, insieme all’attuale Valle dell’Angelo).

Piaggine, San Nicola e usanze

A San Nicola, si lega una delle usanze chiainare (piagginesi, ndr.) che coinvolge proprio i bambini. Alla caduta dei denti da latte, i bambini nascondevano il dentino in un buco nel muro, sotto una pietra, recitando per tre volte: “Santu Nicola mio, teccut’ a zappa vecchia e damme a nova” (“San Nicola mio, eccoti la zappa vecchia e dammi la nuova”).

Annunci

1 risposta »

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.