Cilento e dintorni

Quote rosa giunta comunale, cosa dice il Tuel e casi recenti

Quote rosa giunta comunale, ecco cosa prevede il Testo Unico sugli Enti locali. Cosa è accaduto dove la quota rosa non è stata rispettata? E cosa ha stabilito la sentenza del Consiglio di Stato?

A Piaggine, in seguito alle dimissioni dell’assessore Angela Donadio – pare per un pianificato avvicendamento in seno alla maggioranza – la giunta Vairo ha perso la sua quota rosa. La denuncia è arrivata dai consiglieri di minoranza Angelo Pipolo, Davide Giordano e Emiddio Petraglia nel corso dell’ultimo consiglio comunale.

Uno dei precedenti più recenti arriva da un comune poco distante. A Castelcivita, è intervenuto infatti il Difensore Civico della Regione Campania. Lo scorso 18 dicembre, interessato dal consigliere Caterina Vincenzo,  si è così pronunciato: “Il sindaco di Castelcivita provveda al rispetto della legge, rimodulando la composizione della propria giunta nel rispetto del principio di pari opportunità tra uomini e donne, garantendo la presenza di entrambi i sessi”. Al sindaco Antonio Forziati sessanta giorni di tempo per porre rimedio alla defezione.

Quote rosa giunta comunale, cosa dice il Tuel

Il Testo Unico sugli Enti Locali (TUEL, consultabile per intero qui) prevede – come spiegato da La Gazzetta degli Enti Locali – che gli statuti comunali stabiliscano norme per assicurare condizioni di pari opportunità tra uomo e donna e per garantire la presenza di entrambi i sessi nelle giunte (art. 6 TUEL); il sindaco nomina i componenti della giunta, nel rispetto del principio di pari opportunità tra donne e uomini, garantendo la presenza di entrambi i sessi, (art. 46, c. 2, TUEL). L’art. 1, c. 137, della legge n. 56/2014 ha previsto che “nelle giunte dei comuni con popolazione superiore a 3.000 abitanti, nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura inferiore al 40 per cento, con arrotondamento aritmetico”.

Articolo 51

Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge [cfr. artt. 56 c. 358 c. 284 c. 197 c. 3104 c. 4106135 cc. 1, 2, 6XIII c. 1]. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini.

La legge può, per l’ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica.

Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro.

Comuni fino a 3 mila abitanti

Pertanto, per i Comuni con popolazione fino ai 3 mila abitanti, non ci sono disposizioni e limiti precisi a garanzia delle pari opportunità, ma solo disposizioni di principio, con la precisazione che la giurisprudenza amministrativa afferma che le norme dettate dai citati articoli 6, 46 e 47 del TUEL non devono essere considerate norme di valore programmatico ma precettive, ciò anche nel rispetto dell’art. 51 della Costituzione italiana che sancisce proprio il principio generale delle pari opportunità.

Comuni con più di 3 mila abitanti

Per quanto riguarda, invece, i comuni con popolazione superiore ai 3 mila abitanti la legge n. 56/2014 prevede all’art. 1, c. 137, una percentuale precisa a garanzia della parità di genere – per le giunte – pari al 40%. L’art. 1, c. 137, della l. n. 56/2014 ha previsto che “nelle giunte dei comuni con popolazione superiore a 3.000 abitanti, nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura inferiore al 40%, con arrotondamento aritmetico”.

Nessun controllo

Se per la legge 56/2014 “Delrio” le giunte dei comuni con popolazione superiore a 3.000 abitanti sono tenute a rispettare l’equilibrio di genere ovvero non si ha notizia di controlli sistematici. Solo quando vengono presentati ricorsi al Tar competente i giudici provvedono a sciogliere gli organi locali rei di non applicare la legge.

La sentenza del Consiglio di Stato

Come dimostrato dal dossier di Openpolis, la vaghezza della norma stessa e la giurisprudenza aprono dei varchi per aggirare questo principio: una sentenza del Consiglio di Stato ha riconosciuto l’impossibilità di applicare il principio di pari opportunità, sottoponendolo al corretto svolgimento delle funzioni politico-amministrative.

L’agenzia autonoma dell’Unione europea per l’uguaglianza di genere aveva bacchettato l’Italia: il nostro paese si attesta infatti al 20° posto su 27 Stati membri per la presenza di donne nelle istituzioni. Ma anche in Europa la situazione non è delle più rosee: solo il 37% dei seggi all’Europarlamento è occupato da donne. E nelle sedi con maggiore potere decisionale la quota è decisamente più bassa: in commissione europea si scende al 31%, mentre alle ultime riunioni dell’Ecofin erano il 10,71%, e solo il 3,57% al consiglio affari esteri.

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