Politica

La polemica del Franco CFA

La polemica sul Franco CFA ha travolto l’Italia negli ultimi giorni. Iniziata dalla Meloni, è stata proseguita da Di Battista e Di Maio. Ecco cosa è successo.

Domenica sera Alessandro di Battista ha dichiarato, al programma Che tempo che fa di Fabio Fazio: “Finché non avremo risolto la questione del franco CFA, la gente continuerà a scappare dall’Africa”. Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, è stata una dei primi politici di primo piano a parlare in Italia della questione del franco CFA.

La scorsa settimana era stato il capo politico del M5S Luigi Di Maio a puntare il dito contro le presunte politiche neocolonialiste della Francia, e in particolare il Franco CFA, di essere la causa dell’immigrazione in Italia.

Nella giornata di lunedì, l’ambasciatrice italiana in Francia è stata convocata dal Ministro degli Esteri francese. Quest’ultimo, in una nota, ha precisato che l’ambasciatrice è stata convocata “in seguito alle frasi ostili e senza motivo visto il partenariato della Francia e l’Italia in seno all’Unione europea. Vanno lette in un cotesto di politica interna italiana”.

I dati del Ministero dell’Interno

Pare però che i numeri del Ministero dell’Interno dicano altro: in tutto il 2018 le persone arrivate in Italia da paesi che adottano questa moneta sono state meno di duemila. I paesi che hanno il Franco CFA non producono molta emigrazione destinata all’Italia. Appena duemila migranti in tutto il 2018 sono arrivati dai 14 paesi che adottano questa moneta (dati del Ministero dell’Interno).

I paesi del Franco CFA

Il Franco CFA è la valuta utilizzata da 14 paesi africani:

  • Camerun
  • Ciad
  • Gabon
  • Guinea Equatoriale
  • Rep. Centrafricana
  • Rep. del Congo
  • Benin
  • Burkina Faso
  • Costa d’Avorio
  • Guinea-Bissau (dal 2 maggio 1997)
  • Mali (fino al 1962 e poi dal 1984)
  • Niger
  • Senegal
  • Togo

A sostegno del Franco CFA

I sostenitori del Franco CFA si trovano soprattutto tra gli economisti francesi e gli esponenti dei governi e delle classi dirigenti dei paesi che lo adottano. Il loro principale argomento a favore della moneta è che, essendo vincolata all’euro, è stabile. Questo garantisce prezzi costanti, evita scossoni monetari, come improvvise vampate di inflazione, e permette scambi più semplici e sicuri con la Francia e il resto dell’Unione Europea.

Critiche al Franco CFA

Il Franco CFA è osteggiato da intellettuali africani ed europei ed esponenti di partiti e movimenti anticolonialisti poiché è accusato di costituire un freno allo sviluppo di quei paesi e di essere uno strumento di controllo indiretto da parte della Francia. Da un lato, infatti, il cambio fisso permette alle élite urbane di spendere facilmente il loro denaro importando beni di lusso europei (acquistati molto spesso con i soldi frutto della corruzione endemica nella regione); dall’altra questo sistema permette alle multinazionali francesi di investire nei paesi africani senza temere un’improvvisa svalutazione

Alle critiche provenienti in genere da sinistra contro la politica “neocoloniale” della Francia si sono aggiunte di recente, in particolare in Italia, critiche provenienti da destra, da ambienti complottisti, “sovranisti” e “no euro”.

Le proposte della Francia di Macron

Alla fine del 2017, durante un viaggio in Africa occidentale, il presidente francese Emmanuel Macron annunciò la sua intenzione di riformare il franco CFA sulla base delle indicazioni che sarebbero arrivate dagli stati che lo adottano. Disse inoltre che sarebbe stato favorevole alla sua soppressione, se fosse stata quella la richiesta. Da allora però nessun paese membro dell’unione ha fatto richiesta per uscirne.

Le cause dell’emigrazione

Storici ed esperti sono concordi nel ritenere che le difficoltà economiche dell’Africa e la spinta all’emigrazione siano fenomeni estremamente complessi, con molteplici cause difficili da catalogare: un’unico fattore non può spiegare fenomeni di così vasta portata.

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