Politica

Centri per l’impiego, la sfida impossibile (?) del Governo

Il Governo confida di ottimizzare i centri dell’impiego anche attraverso l’utilizzo delle tecnologie. Ma lo scenario Italia non è confortante.

Il professore Domenico Parisi, appena insediatosi alla guida dell’Anpal, si è dimostrato molto ottimista circa il perfezionamento dei centri dell’impiego. Il modello da inseguire sarebbe quello degli Stati Uniti. Il lavoro e, quindi, l’impiego si intreccia inevitabilmente con il mondo delle imprese. E le imprese italiane – a leggere il rapporto Istat – non sembrano andare molto d’accordo con il digitale.

Centri per l’impiego su modello Usa

“Ho accettato questo incarico perché credo ai miracoli”, ha dichiarato Domenco Parisi, presidente designato dal governo alla guida dell’Anpal, l’Agenzia nazionale politiche attive lavoro, nel corso di una audizione in commissione Lavoro alla Camera. Il professore vanta venti anni di esperienza negli Stati Uniti. Lì, nel 1998, “il congresso americano varò l’istituzione dei centri per l’impiego (gli american job center) per coordinare tutte le politiche attive del lavoro a livello locale, insomma la stessa cosa che stiamo facendo noi per favorire il raggiungimento del lavoro”.

Big Data e sistemi digitali

“Io sono molto ottimista, penso proprio che riusciremo ad assumere entro maggio i 6 mila navigator. Sono figure che ancora non esistono, vogliamo prendere persone con laurea e formarli sul campo”, ha dichiarato Parisi. Come è possibile leggere su Lettera43, secondo Parisi, oltre il 60% del lavoro dei centri per l’impiego “può essere robotizzato” facendo sì che l’incontro tra domanda e offerta sia sempre di più raggiunto con sistemi digitali. Diventano fondamentali i “big data“, lo scambio delle informazioni e della velocità con la quale le informazioni si rendono disponibili.

Cosa sono Big data e ICT

Come sicuramente saprete, i Big Data consistono in un insieme grande e complesso di dati che richiede la definizione di nuovi strumenti e metodologie per estrapolare, gestire e processare informazioni. E le Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione o ICT sono l’insieme dei metodi e delle tecniche utilizzate nella trasmissione, ricezione ed elaborazione di dati e informazioni (tecnologie digitali comprese).

Viene dunque riconosciuto il ruolo apicale dei sistemi digitali e quindi delle connessioni Internet. A leggere l’ultimo rapporto Istat, bisogna davvero essere ottimisti per credere che l’Italia possa avere una netta inversione di tendenza nel breve periodo. Perché il mondo del lavoro si interseca, inevitabilmente con il mondo delle imprese. La fotografia delle imprese e del loro rapporto con il digitale, nel nostro paese, è il seguente.

Imprese ed ICT

Il 94,2% delle imprese con almeno 10 addetti si connette in banda larga mobile o fissa; aumenta in misura rilevante la quota di quelle che dichiarano velocità di connessione in download di almeno 30 Mbit/s (da 22,1% nel 2017 a 29% nel 2018). Aumentano dal 12,9% al 16,9% le imprese che investono sulle competenze digitali provvedendo alla formazione dei propri addetti.

È ancora ampio il divario tra grandi e piccole imprese nel livello di digitalizzazione (Digital intensity indicator). Elevati livelli (“Alti” o “Molto alti) sono presenti nel 44,0% delle imprese con almeno 250 addetti e solo nel 12,2% delle imprese da 10 a 49 addetti.

Istat_2018_Imprese_ICT

Solo il 7,1% di imprese analizza Big Data

Il 94,2% delle imprese utilizza connessioni in banda larga fissa o mobile. Il 71,4% delle imprese ha un sito Internet. Ma soltanto il 16,1% delle imprese dispone di specialisti delle ICT. Quanto ai Big data, sono di interesse solo per il 7,1% delle imprese.

Una famiglia su quattro ancora senza accesso a Internet

Lo scenario si riflette anche sulle famiglie: una famiglia su quattro non ha accesso ad Internet. È quanto emerge dall’ultimo rapporto Istat. Nel 2018 la quota di famiglie che accedono a Internet da casa mediante banda larga sale al 73,7% dal 70,2% del 2017. La connessione fissa (ADSL, Fibra ottica, ecc.) è la modalità di accesso più diffusa.

Le famiglie più connesse sono quelle in cui è presente almeno un minore, con il 94,4% di collegamento a banda larga; le meno connesse sono le famiglie composte soltanto da ultrasessantacinquenni. Fra queste una su tre (31,4%) dispone di una connessione a banda larga.

Altro fattore discriminante è il titolo di studio; ha una connessione a banda larga il 94,9% delle famiglie con almeno un componente laureato contro il 64% delle famiglie in cui il titolo di studio più elevato è la licenza media.

Perché senza Internet?

La maggior parte delle famiglie senza accesso ad Internet da casa indica il non saper utilizzare il web come principale motivo (58,2%) e più di un quinto (21,0%) non considera Internet uno strumento utile e interessante. Seguono motivazioni di ordine economico legate all’alto costo dei collegamenti o degli strumenti necessari (15,2%), mentre l’8,1% non naviga in Rete da casa perché almeno un componente della famiglia accede a Internet da un altro luogo. Residuale è invece la quota di famiglie che indicano tra le motivazioni l’insicurezza rispetto alla tutela della propria privacy (2,9%) e la mancanza di disponibilità di una connessione a banda larga (2,0%).

Cresce il numero di over 65 connessi ad Internet

Il 68,5% delle persone di 6 anni e più si è connesso alla Rete negli ultimi 12 mesi (65,3% nel 2017) mentre il 52,1% accede tutti i giorni. I giovani restano i più grandi utilizzatori di Internet (oltre il 94% dei 15-24enni) ma la diffusione comincia ad essere significativa anche tra i 65-74enni, che nell’ultimo anno passano dal 30,8% al 39,3%.

Lo smartphone regna sovrano

Tra le persone di 14 anni e più, si utilizza soprattutto lo smartphone per l’accesso alla rete (89,2%), seguito dal PC da tavolo (45,4%). Il 28,3% utilizza un laptop o un netbook, il 26,1% un tablet mentre il 6,7% altri dispositivi mobili come ebook, smart watch, ecc.

L’e-commerce è la meta di un internauta su due

Fra le persone di 16-74 anni che hanno usato Internet negli ultimi 3 mesi, il 20,2% lo ha fatto per trovare un alloggio contattando direttamente un privato tramite siti web/app. Sono aumentati al 55,9% gli internauti che acquistano online (53% nel 2017); il 43,9% di chi non ha acquistato negli ultimi 3 mesi ha comunque cercato informazioni su merci/servizi e/o venduto beni online.

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