Attualità

Nonno Libero aveva ragione

Lino Banfi è stato nominato dal Governo come rappresentante nella commissione italiana l’Unesco. La notizia ha scatenato l’ironia dei social. Ma molti hanno travisato le sue parole.

Nonno Libero è il personaggio che ha consacrato Lino Banfi grande pubblico. “Una parola è troppa e due sono poche” è la frase che ha reso immortale Libero Martini nell’immaginario dei 10 milioni di telespettatori che si sonno appassionati alle vicende della famiglia Martini, protagonista della fiction Rai Un Medico in Famiglia.

Una parola è troppa e due sono poche

La celebre frase di nonno Libero, probabilmente tramandatagli dal “povero Carmine”, non ha insegnato nulla. Nelle ore immediatamente successive alla nomina all’Unesco, si è scatenato la corsa sui social a chi si è più risentito per il discorso di Lino Banfi. Cosa avrà detto di tanto grave?

Il discorso di Lino Banfi

Come riportato da Wired, Lino Banfi ha dichiarato: “Di solito, in questi casi le commissioni fino adesso sono state fatte con persone laureate in questo o in quello, che conoscono bene la geografia, i posti, i siti, gli ipogei. Tutte cose che io non so. Io voglio portare solo un sorriso dovunque”.

Riprendendo da Adnkronos, su Di Maio, Banfi ha detto: “Questo ragazzo già prima delle elezioni mi volle conoscere. Il giorno del mio compleanno a luglio si è presentato con un mazzo di fiori. Quando parla da solo ha 32 anni, quando parla con Salvini e Conte ne ha 55… come diavolo fa? Questo signore mi disse non mi frega niente per chi voti, io ti adoro, fai ridere da tre generazioni. Noi nonni siamo 15 milioni. Se non continuiamo a fare figli, i nonni spariranno”.

Ironia e rabbia sui social

Sono in molti a non aver digerito la nomina di Lino Banfi. “Abbiamo personaggi con un budget culturale immenso e anche ‘presentabili’ a livello d’immagine come Alberto Angela, e questi scelgono uno come Lino Banfi che avrà certamente dietro decenni di cinema, ma non può certo rappresentare il Paese all’UNESCO“. E ancora: “Non ho nulla contro Lino Banfi, ma questa scelta è l’ennesimo atto di violenza del governo contro il buonsenso“. La rabbia di molti studenti è sintetizzabile nel tweet di chi  “siamo le cavie di un esperimento“.

Ironia dell’autoironia

Al di là della nomina discutibile, come lo è quasi ogni decisione, sorprende la stigmatizzazione delle parole pronunciate da Lino Banfi sul palco.

La storia del sorriso è stata da molti colta come la palla al balzo per fare dell’ironia e per colpire la presunta scarsa attenzione del M5S alla preparazione e allo studio. Ma “una parola è troppa e due sono poche”: perché molti non hanno colto, oppure non hanno voluto cogliere, il fatto che quella di Lino Banfi era autoironia. Difficile pensare che potesse nascondere toni denigratori nei confronti di studenti e laureati.

Banfi per non parlare di Lannutti?

E, mentre qualcuno – come il regista Pupi Avati – fa notare il ruolo marginale della commissione, qualcun altro arriva ad ipotizzare che la nomina di Lino Banfi sia un’arma di distrazione di massa: il M5S starebbe cercando di distogliere l’attenzione dalla triste vicenda del senatore Elio Lannutti. Quest’ultimo, grazie ad alcuni suoi recenti post su Facebook e Twitter, è tacciato di antisemitismo. Il senatore si è scusato e pare che i post siano stati rimossi. Ma nelle ultime ore stanno circolando anche tweet meno recenti dai contenuti analoghi a quelli balzati all’onore delle cronache.

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