Esteri

Cosa succede in Venezuela e la posizione di Usa, Russia e Ue

Cosa succede in Venezuela? La crisi venezuelana tiene banco in tutto il mondo. Ecco cosa sta accadendo e come ci si è arrivati.

È notizia di questi giorni, l’auto-proclamazione di Guaidò a presidente del Venezuela. Il Paese è sull’orlo di un colpo di Stato, l’ennesimo ai danni di Maduro. Guaidò ha ottenuto il riconoscimento da parte degli Stati Uniti. Russia, Messico, Iran, Turchia, Cuba e Bolivia hanno espressamente detto che continueranno a riconoscere come presidente Maduro.

Scontro alle Nazioni Unite su crisi venezuelana

Duro scontro sul tema al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: Mosca accusa l’America di tentato golpe. Bruxelles chiede “nuove elezioni presidenziali libere, trasparenti e credibili” altrimenti potrebbe anche riconoscere il presidente del Parlamento.

L’ultimatum di Spagna, Francia e Germania

Spagna, Francia e Germania hanno deciso di dare un “ultimatum” a Maduro per la convocazione di nuove elezioni: o il presidente indice, “entro 8 giorni”, le elezioni politiche in Venezuela o i tre Paesi europei, cui presumibilmente seguiranno altri, riconosceranno come legittimo il presidente autoproclamato Juan Guaidò. L’Italia per ora non ha preso posizione.

Ed ora cosa succede in Venezuela? Intanto è caos nel paese dopo che per 48 ore la piazza è stata interessata da scontri che hanno causato negli ultimi giorni la morte di almeno 26 persone ed il ferimento di quasi 300. Coesistono i due presidenti e i due parlamenti. Ma vediamo come si è arrivati in tutto questo.

Dal 1999 al 2013, Hugo Chavez è stato il presidente del Venezuela. Il leader del Partito Socialista Unito del Venezuela, è arrivato al potere democraticamente e sempre rieletto. Durante il suo governo, il boom petrolifero ha consentito al Venezuela di finanziare ambiziosi programmi sociali per combattere analfabetismo, malnutrizione, malattie e povertà.

Il colpo di Stato del 2002

Nel 2002, Chavez venne destituito da un colpo di stato appoggiato dagli Stati Uniti che ha portato al potere Pedro Carmona Estanga. In quell’occasione parte dei militari si erano schierati con Carmona e, dopo che i militari avevano attaccato il palazzo presidenziale, Chavez si era consegnato per evitare la guerra civile: pochi giorni dopo una mobilitazione popolare rese il paese ingovernabile e costrinse i golpisti a cedere di nuovo il potere a Chavez.

Il Venezuela dopo Chavez

Alla morte di Chavez, è stato eletto presidente Nicolás Maduro – suo ex ministro degli Esteri e vicepresidente. Maduro ha sostanzialmente proseguito le politiche di Chavez ma il suo governo ha coinciso il rapido peggiorare della situazione economica del paese e delle condizioni di vita della popolazione – cosa che ha causato una crisi di profughi nelle nazioni confinanti – per diversi motivi, tra cui il crollo del prezzo del petrolio, le sanzioni imposte dagli Stati Uniti, il sabotaggio economico portato avanti dalla borghesia venezuelana anti-chavista.

Inflazione e provvedimenti di Maduro

Dal 2015, il Venezuela ha il tasso d’inflazione più alto del mondo, una moneta che è quasi carta straccia. Fra le altre cose, ne deriva l’aumento della criminalità e della corruzione. Nel gennaio del 2016 Maduro ha dichiarato uno “stato di emergenza economica” accrescendo i propri poteri.

Da una parte, Maduro ha cercato di contrastare l’inflazione con l’adozione di una criptovaluta (il Petro, ndr) ancorata al valore del petrolio; dall’altra ha aumentato le misure sociali per cercare di sostenere le fasce più deboli della popolazione colpite dalla crisi, ad esempio introducendo i Comitati Locali di Approvvigionamento e Produzione per distribuire pacchi di beni di prima necessità a chi ne ha bisogno.

Nel frattempo, il Venezuela ha cominciato anche a vendere buona parte delle sue riserve auree. Di queste, circa 500 milioni di dollari in oro sono depositati presso la Banca d’Inghilterra, che si rifiuta di restituirli per paura di incorrere nelle sanzioni americane.

La crisi politica del 2016

Nel 2016,  è cominciata la crisi politica: l’opposizione ha vinto le elezioni legislative ottenendo la maggioranza nell’Assemblea Nazionale – il parlamento venezuelano. Per un certo periodo Maduro ha potuto governare per decreto senza passare dal parlamento grazie a delle leggi abilitanti e all’appoggio del Tribunale Supremo di Giustizia, che ha spesso reso nulle le decisioni dell’Assemblea Nazionale.

Nel maggio del 2016, l’opposizione, attraverso una petizione al Consiglio Elettorale Nazionale, ha chiesto un referendum per destituire Maduro. La richiesta è stata rigettata. In seguito, il Tribunale Supremo di Giustizia ha sciolto l’Assemblea Nazionale avanzando dubbi sulla legittimità dell’elezione di alcuni suoi membri, aumentando i poteri di Maduro e attribuendosi il potere legislativo.

L’opposizione boccia proposta Costituente

Dopo il fallito tentativo di mediazione fra le parti condotto dal Vaticano, il 1 maggio 2017 Maduro ha convocato un’Assemblea Costituente che avrebbe dovuto scrivere una nuova costituzione per il paese come “via d’uscita costituzionale” dalla crisi. L’opposizione si è però rifiutata di prendere parte alla Costituente. E a Panama ha dato vita ad un Tribunale Supremo di Giustizia alternativo.

Le elezioni del 2018 e la contestazione

Nel maggio 2018 si sono poi tenute le nuove elezioni presidenziali, a cui ha deciso di partecipare solo una parte dell’opposizione. L’affluenza è stata la più bassa della storia del paese, al 46 percento, e Maduro ha vinto con il 67 percento, oltre sei milioni di voti. L’opposizione e i paesi che la sostengono contestano la legittimità del voto.

I due recenti colpi di Stato in Venezuela

Dall’acuirsi della crisi economica e politica, sono scaturiti colpi di Stato volti a destituire Maduro. Due sono stati più eclatanti. Il primo è stato tentato nel giugno 2017 dal poliziotto e attore Óscar Pérez, che la sera del 27 giugno ha diffuso un video in cui, fiancheggiato da uomini armati di fucili d’assalto, leggeva una dichiarazione: “Siamo nazionalisti, patrioti e istituzionalizzati. Questa guerra non è con il resto delle forze dello stato, è contro la tirannia di questo governo”.

Nel 2018, un altro attentato: il 4 agosto, durante le celebrazioni per l’81esimo anniversario della creazione della guardia Nazionale, c’è stato un attentato contro Maduro con alcuni droni esplosivi. Maduro è rimasto illeso e l’attentato è stato rivendicato da un gruppo paramilitare semisconosciuto. Molte sono ancora le ombre sulla vicenda: il governo che accusa l’opposizione; l’opposizione accusa il governo di una messa in scena.

Venezuela, l’acuirsi della crisi politica nel 2019

Nei primi giorni del 2019, l’opposizione ha deciso di organizzare manifestazioni di protesta in tutto il mondo – una anche a Milano, in piazza della Scala – per il 23 gennaio, in occasione dell’anniversario della rivolta popolare che nel 1958 rovesciò la giunta militare di Marcos Pérez Jiménez.

Gli Stati Uniti appoggiano l’opposizione

Il 22 gennaio il messaggio di Mike Pence con cui gli Stati Uniti si sono schierati con il popolo venezuelano per il “ripristino della democrazia”. In quella stessa sera, Marìa Corina Machado, una dei leader dell’opposizione, ha esplicitamente minacciato di morte Maduro dicendo che “se vuole salvarsi la vita deve riconoscere che il suo tempo è scaduto.”

Guaidò si auto-proclama Presidente

Il 23 gennaio, Guaidò – eletto presidente dell’Assemblea Nazionale solo lo scorso dicembre – si è auto-proclamato presidente a interim del paese. È stato riconosciuto subito dagli Stati Uniti, e a ruota dal Brasile di Bolsonaro e da tutti i paesi dell’America Latina tranne Cuba, Messico e Bolivia.

Il ruolo chiave dei militari

Dopo aver riconosciuto il governo di Guaidò, gli Stati Uniti hanno chiesto ai militari di insorgere e destituire Maduro per “supportare la democrazia e proteggere i civili”. Ma per il momento le forze armate sono ancora con l’erede di Chavez. Maduro ha interrotto tutti i rapporti diplomatici con gli Stati Uniti ed ha espulso i diplomatici americani dal paese.

Governo ed opposizione, un parlamento per uno

Per il momento, in Venezuela ci sono due parlamenti che rappresentano uno il governo e uno l’opposizione. L’Assemblea Costituente non è riconosciuta dall’opposizione. Le sue elezioni sono state contestate da diversi paesi. Non va meglio all’Assemblea Nazionale: secondo un sondaggio non governativo, la sua percentuale di approvazione sarebbe sotto il 30 percento.

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