Politica

Diciotti-Salvini, le tappe della vicenda che mette il M5S spalle al muro

Caso Diciotti, Salvini sfida i giudici. Poi, ritratta. Infine, molla e chiede che il processo “non sia fatto”. Il punto sulla vicenda nave Diciotti-Salvini.

La nave Diciotti fu protagonista, nell’agosto del 2018, di un caso internazionale. Dopo aver raccolto in mare, al largo della Libia, 177 migranti, poi sbarcati a Catania, la Diciotti fu al centro di un duro braccio di ferro diplomatico fra Italia, Malta, Francia e Germania.

La richiesta del Tribunale

Il Tribunale dei Ministri di Catania ha chiesto l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno Matteo Salvini. “L’obbligo di salvare la vita in mare costituisce un preciso dovere degli Stati e prevale su tutte le norme e gli accordi bilaterali finalizzati al contrasto dell’immigrazione irregolare”, scrivono i giudici secondo i quali “le Convenzioni internazionali cui l’Italia ha aderito costituiscono un limite alla potestà legislativa dello Stato e, in base agli art.10, 11 e 117 della Costituzione, non possono costituire oggetto di deroga da parte di valutazioni discrezionali dell’autorità politica”.

L’inchiesta vedeva indagato il titolare del Viminale per sequestro di persona, in relazione al mancato sbarco dei migranti soccorsi lo scorso agosto dal mezzo della Guardia Costiera. Secondo le motivazioni indicate in precedenza dalla procura, invece, il ritardo nello sbarco era “giustificato dalla scelta politica, non sindacabile dal giudice penale per la separazione dei poteri, di chiedere in sede europea la distribuzione dei migranti (e il 24 agosto si è riunita la Commissione europea) in un caso in cui secondo la convenzione Sar sarebbe toccato a Malta indicare il porto sicuro”.

Le motivazioni: “Situazione di costrizione a bordo”

I giudici del Tribunale dei Ministri di Catania sottolineano – come riporta Il Sole24Ore – che “l’omessa indicazione del Pos (porto sicuro, ndr)” dopo la richiesta delle 22.30 del 17 agosto “da parte del dipartimento per le libertà civili e immigrazione, dietro precise direttive del ministro dell’Interno, ha determinato…una situazione di costrizione a bordo delle persone soccorse fino alle prime ore del 26 agosto (quando veniva avviata la procedura di sbarco a seguito dell’indicazione del Pos rilasciata nella tarda serata del 25) con conseguente apprezzabile limitazione della libertà di movimento dei migranti, integrante l’elemento oggettivo del reato ipotizzato”. Ora, la procura di Catania, in ottemperanza alla decisione del Tribunale dei ministri di Catania, ha inviato al Senato l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno e gli atti relativi all’inchiesta sulla nave Diciotti.

24 gennaio, Salvini su Facebook: “Mi dichiaro colpevole”

“Ci riprovano, torno ad essere indagato per sequestro di persona e di minori, con una pena prevista da 3 a 15 anni. Manco fossi uno spacciatore o uno stupratore. Ora la parola passa al Senato e ai senatori che dovranno dire si o no, libero o innocente, a processo o no. Ma lo dico fin da ora, io non cambio di un centimetro la mia posizione”, attacca Salvini. E agli italiani chiede “se ritengono che devo continuare a fare il ministro, esercitando diritti e doveri, oppure se devo demandare a questo o a quel tribunale le politiche dell’immigrazione. Le politiche dell’immigrazione le decide il governo, non i privati o le Ong, se ne facciano una ragione”. Poi, fa mea culpa: “Lo ammetto, lo confesso e lo rivendico, ho bloccato lo sbarco. E mi dichiaro colpevole dei reati nei mesi a venire, perché non cambio. Rispetto il lavoro dei giudici ma serve chiarimento”.

25 gennaio, Salvini: “Sono tentato di dire: processatemi”

“Sono tentato di dire andiamo avanti: processatemi – dice Salvini in un colloquio con il Corriere della Sera. “Voglio vedere se si può processare un ministro perché fa quello che dice. Ma sto riflettendo sull’atteggiamento da tenere in Senato, perché questa non è una vicenda personale. Anzi, di personale non c’è nulla perché io ovviamente non mi ritengo affatto un sequestratore. Però è grave che un potere dello Stato intervenga sulle prerogative di un altro potere dello Stato. Come è possibile che un ministro dell’Interno non possa bloccare i barconi o tutelare i confini. Per questo al Senato chiederò se siamo ormai in una Repubblica giudiziaria. Ma voglio dormirci su. Sono sicuro dei senatori della Lega, ma ora vediamo come voteranno tutti gli altri”.

26 gennaio, Salvini: “Mi giudichino Senato, Parlamento e italiani”

Salvini, incalzato dai giornalisti, a margine del suo intervento a un gazebo della Lega a Milano: “Il Senato è libero, il Parlamento è libero, gli italiani sono un popolo libero. Giudichino se sto facendo bene il ministro o se ho commesso un reato. Io in piena coscienza penso di lavorare ogni giorno per difendere i confini, le leggi, le regole e la sicurezza del mio Paese”.

29 gennaio, Salvini: “Senato neghi autorizzazione”

“Dopo aver riflettuto a lungo su tutta la vicenda, ritengo che l’autorizzazione a procedere debba essere negata. E in questo non c’entra la mia persona. Innanzitutto il contrasto all’immigrazione clandestina corrisponde a un preminente interesse pubblico, posto a fondamento di precise disposizioni (si veda in particolare l’articolo 10-bis d.lgs. n. 286/1998, che punisce il reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato) e riconosciuto dal diritto dell’Unione europea”, così Matteo Salvini nella lettera inviata al Corriere della Sera.

M5S spiazzato dalla lettera di Salvini

Una lettera che ha sorpreso il M5S. Domenica sera, a Non è l’arena, Luigi Di Maio aveva spiegato di “non voler fare un dispetto a Salvini”, dal momento che il ministro dell’Interno sembrava volere fortemente il processo. Dichiarazioni che cementavano l’alleanza fra Lega-M5S, anticipando le successive uscite dei pentastellati di Governo volte a sottolineare l’unità di intenti dei due schieramenti sulla vicenda dei migranti.

Uscite che avevano il duplice scopo di ribadire ai cittadini italiani la solidità della maggioranza e rivendicare la coerenza del Movimento, che non si serve dell’immunità parlamentare neanche quando si tratta di difendersi da un’accusa gravissima come quella di sequestro di persona.

M5S spalle al muro?

E ora il M5S che fa? Manda a processo Salvini, contro la sua volontà? Oppure, demolisce uno dei pilastri della propria natura politica? La terza via sarebbe quella di votare sì ma fare in modo che la richiesta venga bocciata dall’Aula, con qualche assenza tattica, qualche franco tiratore e nella speranza di qualche aiutino dai banchi del PD. Una alternativa che, secondo quanto riferiscono fonti del Movimento a Fanpage.it, lo stesso Di Maio è intenzionato a escludere con forza

Il Senato dovrà pronunciarsi entro un paio di mesi sulla richiesta del Tribunale dei Ministri di Catania. In merito alla richiesta del Tribunale, dovranno pronunciarsi prima  i componenti della Giunta delle elezioni e delle immunità di palazzo Madama, con voto a scrutinio palese. Sulla relazione della Giunta dovrà poi esprimersi il Senato.

Componenti della Giunta elezioni e immunità

Fra i 23 membri della commissione, compreso il presidente, Salvini può contare sul fatto che i voti di Fi e Fdi si aggiungeranno a quelli della Lega, per un totale, però, di soli 9 voti. Il Pd conta su 4 voti. Non ha ancora preso formalmente una decisione, ma a palazzo Madama si dà per scontato che sarà a favore dell’autorizzazione a procedere. Sulla stessa lunghezza d’onda, l’ex presidente del Senato Pietro Grasso. Restano incerti i voti dell’ex M5S Gregorio De Falco e Meinhard Durnwalder (Svp-Autonomie).

Cosa deciderà il M5S?

C’è da capire cosa faranno i 5 Stelle. Il M5S dispone di 7 voti. Da quanto apprende l’Adnkronos, dopo aver sposato la linea dell’autodenuncia perché la decisione era una scelta collegiale dell’intero esecutivo, i pentastellati starebbero vagliando la possibilità di votare a favore di Matteo Salvini, evitandogli il processo. Una decisione non semplice, dal momento che va contro la storia del Movimento, come dicevamo in precedenza.

 

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