Politica

Il sogno della Lega, con buona pace dei leghisti del Sud

La Lega di Salvini continua a strappare brandelli di consenso al M5S. Intanto, compie un altro passo per la realizzazione del grande sogno leghista. Si tratta dell’Autonomia delle Regioni del Nord.

Arrivano nel Consiglio dei Ministri di San Valentino i testi per l’autonomia “rafforzata” di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. Le tre regioni vorrebbero allargare lo spettro delle proprie competenze. Veneto e Lombardia chiedono l’attribuzione, in particolare, delle competenze che riguardano la tutela dell’ambiente e dell’ecosistema; la tutela della salute; l’istruzione; la tutela del lavoro; ed i rapporti internazionali e con l’Unione europea.

La bozza è ormai pronta da due giorni. L’incontro tecnico era stato inizialmente fissato per il 15 febbraio. Per alcuni, si tratta di una accelerata della Lega per rispondere alla frenata del M5S sul Tav. Massimo Garavaglia, vice ministro dell’Economia e Erika Stefani, Ministro agli Affari Regionali, assicurano che l’accordo sulla parte finanziaria è stato già raggiunto. Nella Conferenza delle Regioni, Luca Zaia aveva dichiarato: “Posso dire che sul piano tecnico c’è tutto, oggi abbiamo una bozza”.

La richiesta di maggiore autonomia da parte delle regioni del Nord trova fondamento nell’articolo 116 della Costituzione. La sintesi delle richieste delle regioni del Nord la si trova nelle parole di Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia: “Non togliamo assolutamente nulla al Sud, chiediamo che le competenze che oggi sono gestite dallo Stato vengano in parte trasferite alle Regioni e che vengano trasferite le somme che lo stato impiega per svolgere quei compiti”.

Il vero sogno dei federalisti è quello lungamente discusso durante la campagna del Referendum del 22 ottobre del 2017 per l’indipendenza del Lombardo-Veneto. E si chiama residuo fiscale: il denaro che le Regioni inviano a Roma, sotto forma di tasse, che non tornano indietro sotto forma di servizi. Per ora, le richieste di Lombardia, Veneto ed Emilia sono limitate alle competenze che possono essere cedute dallo Stato.

Nodo Sistema Sanitario

Uno dei punti di discussione riguarda le competenze in materia di salute. Con l’Autonomia differenziata, cadrebbero alcuni vincoli. Fra questi, figura la gestione spesa: il Governo propone che le regioni stabiliscano i propri Livelli essenziali di assistenza (Lea) e le proprie tariffe, pagando il tutto con i propri soldi, con riferimento al costo storico delle funzioni e attraverso la compartecipazione delle imposte, anche in difformità rispetto ai vincoli di bilancio validi per le altre regioni.

L’allarme di medici e sindacati

Veneto e Lombardia, due eccellenze sanitarie nel panorama nazionale con 209 e 198 punti sui Lea rispetto ai 124 della Campania, ultima in classifica, sono le due regioni che più premono per accelerare sui tempi, anche facendosi forti dei referendum tenuti nel 2017. Il Sindacato dei medici italiani chiede invece il rinvio del voto in Parlamento: il Servizio sanitario nazionale abbandonerebbe il suo carattere omogeneo, trasformandosi in una “somma di servizi sanitari regionali”, è la denuncia. Sulla stessa lunghezza d’onda i sindacati Cgil, Cisl e Uil. Maurizio Landini ha dichiarato: “Così facendo si rischiano di acuire diseguaglianze e ingiustizie sociali”.

Le novità in ambito sanitario

Stando alle bozze, le novità in ambito sanitario riguarderebbero anche la formazione dei medici. Il Veneto avrebbe maggiore autonomia per rimuovere i vincoli di spesa sul personale sanitario; gestirebbe la programmazione dell’accesso alle scuole scuole di specializzazione medica, anche tramite accordi con le università; e potrebbe redigere percorsi alternativi alle scuole, oltre che utilizzare medici in possesso della sola laurea per garantire i servizi. Lombardia ed Emilia Romagna avrebbero programmato anche percorsi di formazione specialistica alternativi per i nuovi medici nelle aziende sanitarie e ospedaliere. Da Federspecializzandi, spiegano: “Si demanda totalmente alle Regioni la responsabilità di risolvere le attuali carenze di sistema”, anziché intervenire sulla carenza di medici aumentando i contratti di formazione a livello nazionale.

Il Veneto prevederebbe anche maggiori competenze sul ticket – con la possibilità di abolire la quota fissa – e sulla valutazione dell’equivalenza terapeutica dei farmaci con principi attivi diversi. Significa che, in assenza di un pronunciamento dell’Aifa, il Veneto potrà scegliere di adottare un farmaco anziché un altro.

Istruzione e Autonomia differenziata

Capitolo Istruzione all’interno dell’Autonomia differenziata. I programmi di insegnamento resterebbero immutati. Non potrebbe essere altrimenti, dal momento che è la stessa Costituzione a stabilirlo. Quello che potrebbe cambiare è la nomina degli insegnanti.  Dalle bozze, la nomina degli insegnanti dovrebbe avvenire su base regionale: le nuove assunzioni sarebbero fatte tra gli abilitati del territorio regionale. I provvedimenti non andrebbero ad intaccare, ovviamente, le cattedre già ricevute da maestri e professori provenienti da altre regioni italiane.

La sfida elettorale Lega-M5S

La verità è che ogni discussione rischia di slittare di alcuni mesi, a dopo le elezioni europee. La partita dell’Autonomia differenziata delle Regioni del Nord si scontra con il tema Tav: la prima è un cavallo di battaglia della Lega di Matteo Salvini, ma che corre solo nelle praterie del nord Italia; il secondo è un cavallo di battaglia del M5S che ha proprio nel Meridione gran parte del proprio elettorato. Entrambi gli schieramenti rischierebbero quindi di spaccare il proprio elettorato. E dividere non mai cosa buona con un appuntamento elettorale tanto importante alle porte. Va poi ricordato che gran parte dell’elettorato della Lega ha mal digerito l’approvazione Reddito di cittadinanza.

 

 

 

 

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