Calcio

Inter, la strategia Uomini e Donne non paga

Il popolo nerazzurro continua a dividersi sull’annosa vicenda Icardi. E c’è ancora chi prende le difese dell’ex capitano, rimpiangendone le gesta. Ma le chiacchiere stanno a zero, come sempre.

“Nel bene o nel male, purché se ne parli”, si dice spesso, parafrasando un brano de Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, come ben spiegato qui da Giovanna Cosenza. È il principio attuato da personaggi pubblici, politici e programmi televisivi. È un po’ la logica che ha portato alla ribalta format televisivi come Uomini e Donne: nello studio e fuori, accade di tutto e di più; si discute, ci si infervora e ognuno si fa la propria opinione.

C’è chi prende le difese della bionda e chi prende le difese della mora; chi prende le difese di chi ha tradito la fiducia e chi prende le difese di chi è rimasto sempre fedele; chi prende le difese del piacione e chi di quelle del più modesto; chi prende le difese del più astuto e chi simpatizza per il più ingenuo. Il mondo si divide fra corteggiati o corteggiate e corteggiatori o corteggiatrici; chi insegue e chi viene inseguito. Chi prende la parte di chi è ricco e chi di quello che è ricco uguale – raramente si è visto uno senza soldi spopolare nel noto programma tv. Ognuno, in studio e a casa, prende le parti di chi gli pare. Ognuno fa valere le ragioni della ragione, dell’istinto, della pancia o di elementi leggermente più giù. E tutti, nel bene e nel male, fanno il gioco della tv: alimentare l’audience, sempre e comunque.

La stessa logica è alla base dei peggiori talk show, politici e non. L’opinione del telespettatore conta finché è utile ad accrescere il volume del pubblico che segue il programma. Chi la fa e chi la guarda remano nella stessa direzione. Non è lo stesso quando questa logica si scontra con altre esigenze quali possono essere quelle di una squadra di calcio, ad esempio l’Inter, alle prese con uno spinoso caso interno, ad esempio il caso Icardi.

Se è vero che giornali e media si nutrono di gossip e retroscena, voci e indiscrezioni, lo stesso non si può dire della società sportiva Inter. Il destino di quest’ultima è indissolubilmente legato ai risultati del campo da gioco. Lì conta chi c’è. E, ancora una volta, ha ragione Spalletti: finché sarà possibile schierare undici giocatori, l’Inter avrà tutto quello serve per vincere le partite. Chi manca è meno importante di chi c’è.

Va ricordato che chi è assente è tale per una sua scelta. L’assist dello stesso tecnico era stato eloquente: si attendeva la fine delle terapie concordate con lo staff medico per il rientro. Come raramente gli è accaduto in campo, Mauro Icardi quell’assist l’ha sprecato. Sente ancora dolore. Un dolore che, per sua stessa ammissione, c’è sempre stato. Un dolore che, stando alle parole della moglie e agente Wanda Nara, starebbe inducendo il giocatore a pensare alla propria salute e al proprio futuro, scegliendo di operarsi. Scelta motivata dal fatto di non sentirsi importante per l’Inter, nell’Inter, con l’Inter, in questo momento.

Tutto e il contrario di tutto. La causa scatenante resta fra le mura di Appiano. Fra le poche certezze, c’è il gran rifiuto di Icardi. Un gran rifiuto reiterato, anche ora che l’Inter ha le risorse ridotte all’osso da infortuni e squalifiche. L’amore non è amore se detta condizioni. E, ad occhio e croce, l’amore di cui Icardi scrive via social è un amore condizionato, da rinnovi a suon di milioni e da capricci, come quello della fascia da capitano. L’amore vero è un’altra cosa. Il calcio stesso è un altra cosa: tutto passa da quel rettangolo verde; lì, conta chi c’è, chi corre, chi suda, chi lotta, con la maglia, per la maglia.

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