Cilento

Piaggine, don Aniello e lo specchio dei tempi

La vicenda di don Aniello Palumbo, l’ormai ex parroco di Piaggine, è rimbalzata dalle cronache locali fino alle cronache nazionali. Un’omelia fuori luogo, poi le reazioni della piazza. È bastato il buon senso.

Don Aniello Palumbo, l’ormai ex parroco di Piaggine, ha guadagnato meritatamente un posto fra le cronache locali e nazionali. La sua omelia, in occasione della messa in suffragio di un giovane del posto, è stata fuori luogo. Un’evidenza che ha palesato la necessità, per lo stesso Don Aniello, di un periodo di meritato riposo. Il parroco avrebbe compiuto, a luglio, i sessant’anni di sacerdozio; oltre cinquanta trascorsi nella piccola comunità di Piaggine.

L’evidenza rende inutile ogni discussione. Ciò su cui si può provare a discutere riguarda le reazioni scaturite da tale evidenza. Si sono rincorse voci e pettegolezzi; si sono paventate ipotesi di sommosse e manifestazioni di piazza. Si è assistito, per certi versi, al rituale dei molti contro pochi; dei tanti contro il singolo. Un rituale che trova la sua sublimazione nel fare dei pochi, o del singolo, motivo e causa di tutti i mali.

Il gruppo si cristallizza, diventa granitico: l’unione fa sentire ogni singolo più forte. Ognuno agita il proprio vessillo, le proprie istanze revansciste, certo che gli altri approveranno. Perché il problema è quello lì, l’unico e solo. In un simile scenario, possono trovare spazio, talvolta, anche gli aizzatori di folla. Contribuiscono anche loro alla risoluzione del problema? Può essere. Per certi versi, il loro contributo pare ridursi ad uno spreco di energie. Perché raramente urlare e sbraitare si traduce nel raggiungimento dello scopo, se lo scopo è quello di trovare una soluzione al problema.

Viene da pensare a quanto avviene su scala nazionale, in merito a problematiche quali immigrati ed altre minoranze. Problematiche che sono lì, a portata di mano. Che se sei uno che punta a raggiungere il consenso, viene facile farne l’origine e la causa di tutti i mali e di tutti i problemi del Paese. Urlando e sbraitando, talvolta guidando ruspe, la problematica si risolve. Non fosse che quella problematica è solo il sintomo di una malattia che ha origine altrove.

Don Aniello andava esautorato, se così si può dire. Andava indotto a lasciare – per dirla meglio – senza arrivare a manifestazioni e sommosse di piazza. Si è giunti alla scelta più saggia senza urla né strepiti. Probabilmente, è stata la via migliore. Una cortesia dovuta, se non per altro, per il rispetto che si deve avere per una persona alla soglia degli 86 anni.

Salutato don Aniello, resta la speranza che Piaggine possa avere un parroco in grado di riavvicinare la gente alla fede; un parroco che sia in grado di coinvolgere i giovani. Ma resteranno, con ogni probabilità, molti dei problemi di Piaggine. Problemi che sono quelli tipici di ogni piccolo centro. Su tutti, l’assenza di lavoro. È quella a costringere i giovani a partire. È quella che, più di ogni altra cosa, toglie la gente dalle piazze, dalle vie e dalle funzioni religiose.

Dai pettegolezzi sulla vicenda, hanno tratto spunto le fantasiose ricostruzioni che hanno dato origine ai primi tre articoli di S’a tira:

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